Estero

Rutte da Trump. L'Ue, "inaccettabile attaccare le centrali"

7 aprile 2026
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Mentre il countdown innescato da Trump procede, l'Europa fa i conti con se stessa e prova a delineare una sorta di linea Maginot ideologica: attaccare obiettivi civili come ponti e centrali elettriche in Iran è fuori dal diritto internazionale, non si può fare e non si può sostenere. Il primo a tracciare la rotta, a Pasquetta, è stato il presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa, sostenuto dalla Commissione. Sull'altro fronte, quello Nato, il segretario generale Mark Rutte é invece chiamato all'ennesima missione impossibile per salvare l'Alleanza dopo le minacce del tycoon nel corso di una visita fiume (preparata da tempo). E tutto può accadere.

"Qualsiasi attacco alle infrastrutture civili, in particolare agli impianti energetici, è illegale e inaccettabile: vale per la guerra della Russia in Ucraina e vale ovunque", ha scritto Costa su X tracciando un perimetro netto, che affronta pure il tema dei doppi standard quando si tratta di criticare gli Usa (ormai zavorra sulla credibilità dell'Ue). "La popolazione civile iraniana è la principale vittima del regime e sarebbe anche la principale vittima di un'escalation della campagna militare", è il ragionamento di Costa. Una portavoce della Commissione, nel corso del briefing quotidiano, ha rincarato la dose, respingendo "con fermezza" qualsiasi minaccia o attacco "contro le infrastrutture civili essenziali", che sono giudicate "estremamente pericolose" in quanto rischiano di avere ripercussioni "su milioni di persone, in Medio Oriente e oltre".

Sin qui la parte pubblica. Dietro le quinte le cose si fanno più complicate, perché la linea Maginot ideologica potrebbe finire come la sua antenata militare: in polvere. L'uscita di Costa ha un tempismo non casuale ma, allo stesso tempo, origina dall'intesa raggiunta dai leader Ue sull'Iran al vertice di fine marzo, dunque senza un coordinamento ulteriore. La sensazione è che una posizione unica europea si sia ormai consolidata, dopo lo shock iniziale, sulla falsariga di quanto accaduto con la Groenlandia - un minimo comun denominatore oltre il quale non si può andare. Per l'Iran è lo spettro di palesi crimini di guerra. Perché di questo si tratterebbe. Come agirebbe l'Ue nel concreto se Washington passasse il Rubicone, però, non si sa: terra ignota.

Rutte a Washington vedrà Trump, Rubio e Hegseth. In pratica la santissima trinità della Nato. L'ex premier olandese, che ha una 'special relationship' con Trump (fin troppo, per alcuni osservatori), tenterà "di valorizzare" gli sforzi della coalizione per Hormuz nato su impulso franco-britannico - anche nelle ultime ore Londra ha ad esempio coordinato una nuova riunione - e di ricordare agli americani che la Nato è un forum "cruciale" per avanzare i loro interessi in Europa anche quando le due sponde dell'Atlantico sono in disaccordo.

Detto questo, Rutte - stando a quanto dichiara all'ANSA una fonte diplomatica alleata - "non deve coinvolgere la Nato in alcun modo" nella questione dello Stretto, poiché l'organizzazione "non ha alcun mandato in tal senso, né lui stesso ha ricevuto alcun mandato dagli alleati europei". Non esattamente musica per le orecchie del presidente Usa. Che ad esempio è tornato ad attaccare il premier britannico Keir Starmer dopo che il Regno Unito ha chiarito, nuovamente, che non consentirà agli Stati Uniti di utilizzare le sue basi militari per sferrare attacchi aerei contro le infrastrutture civili iraniane. Sul punto, paradossalmente, la relazione speciale Londra ce l'ha con Bruxelles.

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni