Per porre fine alla guerra, Volodymyr Zelensky dovrebbe decidere "oggi" stesso di ritirarsi dal Donbass, il territorio dell'est dell'Ucraina rivendicato da Mosca. È questa la secca replica del Cremlino a quanto detto ieri dallo stesso presidente ucraino, secondo il quale, invece, Mosca avrebbe dato a Kiev una scadenza di due mesi per ritirarsi dalle regioni contese.
Ma comunque, ha detto Dmitry Peskov, il portavoce del presidente Vladimir Putin, le trattative per la pace per l'Ucraina sono in pausa, perché i negoziatori statunitensi sono distratti dal conflitto contro l'Iran e "non sono in grado di impegnarsi nel processo negoziale tripartito". Quello appunto tra Washington, Mosca e Kiev.
L'ennesima sferzata del Cremlino è giunta proprio nel giorno in cui, invece, la leadership di Kiev ha avuto colloqui con i negoziatori statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner. "Abbiamo discusso di come rafforzare la diplomazia, quali passi siano possibili, nonché delle garanzie di sicurezza e del coinvolgimento degli europei. È stata una conversazione positiva", ha affermato Zelensky nel suo discorso serale, facendo sapere che alla telefonata hanno partecipato anche il segretario generale della NATO Mark Rutte e il senatore repubblicano statunitense Lindsey Graham.
Il presidente ucraino ha anche parlato con il premier britannico Keir Starmer, tornando a sottolineare, come aveva fatto ieri incontrando a Kiev i ministri degli esteri europei, l'esigenza di una tregua pasquale.
Secondo Zelensky "l'Ucraina sta facendo ogni sforzo per far funzionare la diplomazia", ma dalla parte russa non c'è "alcuna volontà" in questo senso e quindi sono necessarie ulteriori "pressione e determinazione dei partner".
Mosca già da giorni ha escluso un cessate il fuoco temporaneo, sostenendo che esso permetterebbe solo alle forze di Kiev di riorganizzarsi. Per la portavoce del ministero degli esteri Maria Zakharova le dichiarazioni sull'ultimatum e sulla tregua rappresenterebbero "uno stratagemma di Zelensky, il preferito": dietro quella che per Mosca è una "trovata pubblicitaria" si celerebbe una strategia per "preparare le forze armate alla ripresa delle ostilità". Ovviamente, sottolinea la portavoce, "su consiglio degli alleati europei".
Sul campo, Mosca continua a mostrare la medesima determinazione a portare avanti le ostilità. Secondo fonti ucraine oggi un drone ha ucciso cinque persone nella regione ucraina di Cherkasy; un altro raid russo a Nikopol, nella regione di Dnipro, ha causato 10 feriti. Durante la giornata, secondo i dati dell'Aeronautica di Kiev, l'Ucraina è stata attaccata complessivamente da circa 360 droni russi.
Dal canto suo il ministero della difesa russo, nel consueto bollettino giornaliero, ha rivendicato la conquista di altri due insediamenti, situati nelle regioni di Zaporizhzhia e Kharkiv. Il ministero ha poi aggiunto che l'esercito ha "completato la conquista del territorio di Lugansk", spingendo le forze di Kiev fuori dai confini di una delle due regioni ucraine di cui si compone la macroarea del Donbass. L'altra è quella di Donetsk, dove continuano a infuriare i combattimenti.