Estero

Regno Unito annuncia picco di abbattimenti di droni iraniani diretti verso Erbil

La RAF avrebbe abbattuto 14 droni nella notte, il governo valuta l'invio di una nave nello Stretto di Hormuz e registra circa 900 ore di volo difensivo

24 marzo 2026
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Si intensifica il coinvolgimento britannico nelle operazioni che il governo di Keir Starmer insiste a definire "difensive" a protezione degli alleati del Golfo toccati dalla risposta dell'Iran agli attacchi di Israele e USA. Lo confermano dati diffusi oggi a Londra secondo i quali l'aviazione militare britannica (RAF) ha abbattuto la notte scorsa 14 droni iraniani lanciati nuovamente contro la base occidentale di Erbil, nel Kurdistan iracheno, il numero più elevato in quattro settimane.

Un'attività che testimonia come le ostilità con Teheran non sembrino per ora rallentare a dispetto degli spiragli negoziali evocati nelle scorse ore dal presidente americano Donald Trump.

Secondo il ministero della difesa del Regno, l'abbattimento dei droni indirizzati verso Erbil ha visto impegnato in particolare il sistema difensivo aereo denominato Rapid Sentry.

Mentre Downing Street ha da parte sua confermato quanto riferito ieri in parlamento dal ministro John Healey su un bilancio totale di circa 900 ore di volo assicurate dalle forze di difesa aerea britannica dall'inizio della guerra a tutela "dei partner" arabi mediorientali, oltre che a Cipro, dove ha sede la base RAF di Akrotiri.

Intanto funzionari del ministero della difesa hanno dichiarato al "Times" che il Regno Unito sta valutando l'invio di una nave nello Stretto di Hormuz per contrastare la minaccia delle mine navali da parte dell'Iran. Il giornale non chiarisce se l'operazione sia prevista per la fine delle ostilità in Medio Oriente che contrappongono gli USA e Israele all'Iran o anche prima.

Secondo le fonti il piano prevede l'impiego di un'unità militare della Royal Navy o di un'imbarcazione commerciale noleggiata da utilizzare per il trasporto di droni progettati per la ricerca e la distruzione degli ordigni. L'operazione si inserirebbe in una missione multinazionale con la partecipazione di Francia, USA e altri paesi imprecisati.

Nei giorni scorsi, con la cosiddetta dichiarazione di Londra, 22 Stati si erano detti pronti a intervenire a garanzia dell'energia del Golfo e quindi del transito navale nello Stretto di Hormuz, ma solo quando le armi avranno taciuto.

"Disponiamo di capacità all'avanguardia mondiale nella caccia autonoma alle mine, oltre alle grandi prestazioni dei nostri cacciatorpediniere Type 45 e allo sviluppo del concetto di marina ibrida, che ci offre l'opportunità di proteggere lo Stretto senza mettere in pericolo il nostro personale", ha dichiarato un funzionario britannico al "Times", aprendo alla possibilità che in un secondo momento più navi di Londra partecipino all'operazione in coordinamento con le flotte di altri paesi.