Importazioni di petrolio e Gpl ostacolate dallo Stretto di Hormuz, file per le bombole e aumento dell'uso di cherosene e carbone
La guerra in Medio Oriente sta stringendo l'economia in una morsa che fa sentire i suoi effetti anche a migliaia di chilometri di distanza. Anche in India il conflitto ostacola le importazioni di idrocarburi, scuotendo il settore energetico con ripercussioni sugli indici finanziari e sull'andamento della valuta nazionale.
L'India importa infatti il 90% del suo fabbisogno di petrolio e la metà di questo passa dallo Stretto di Hormuz, bloccato dalle forze iraniane. Ma Nuova Delhi è anche la seconda importatrice al mondo di Gpl: ne acquista all'estero il 60%, e il 90% di questo passa appunto dal fazzoletto di mare che divide l'Iran dalla penisola arabica.
Dopo lo scoppio della guerra i giornali hanno dato notizia di lunghissime file di persone che speravano di poter riempire le bombole del gas per cucinare, di ristoranti costretti a depennare dai menù i piatti che richiedono una cottura più lunga, di prezzi alle stelle al mercato nero e di sequestri di polizia in depositi di bombole accusati di operare "illegalmente".
L'agenzia italiana di notizie ANSA ha visitato tre agenzie per le forniture di gas nella zona meridionale di New Delhi. In due di queste c'erano una quindicina di persone in fila, in un'altra di meno, ma la gente andava e veniva. Un signore di mezza età sostiene di aspettare da molto tempo e di non aver ancora ricevuto nulla.
"Non penso che ci sia una tale carenza", afferma invece un altro uomo, secondo cui a complicare le cose sarebbe stata una sorta di corsa a riempire le bombole e quindi un'impennata della domanda di gas.
Resta il fatto che una grossa fetta del petrolio e del gas consumati in India arriva dal Medio Oriente. Il governo indiano ha ordinato di dare la priorità ai consumi delle famiglie, ma sostiene anche che nelle ultime settimane la produzione interna di Gpl sia "aumentata del 40%". Allo stesso tempo, però, Nuova Delhi ha consentito un maggior uso di combustibili come cherosene e carbone, e alcuni esperti sentiti dalla Bbc ritengono che si rischi "un temporaneo ritorno a combustibili inquinanti".
Sono combustibili di cui le autorità hanno cercato di limitare il più possibile l'uso in questi anni, tanto che, secondo Bloomberg, "il consumo di cherosene" in India "è sceso a 408.000 tonnellate all'anno" nel 2025 "rispetto ai 7,09 milioni di tonnellate di dieci anni prima".
Ma se la guerra in Medio Oriente non dovesse concludersi in tempi brevi - una fine del conflitto che i mercati auspicano dopo le ultime dichiarazioni di Trump che hanno fatto calare i prezzi del petrolio - potrebbero esserci ripercussioni sull'economia indiana anche per altri fattori: si stima infatti che circa nove milioni di cittadini indiani lavorino nei Paesi del Golfo mandando regolarmente soldi alle proprie famiglie in India. Inoltre, Nuova Delhi invia in Medio Oriente circa il 17% delle sue esportazioni.