Estero

Donald Trump frena, "sulle deportazioni siamo andati oltre"

20 marzo 2026
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Con il Medio Oriente in fiamme, la campagna militare contro l'Iran ben lontana dalla fine, i prezzi del petrolio alle stelle e la base Maga in fermento Donald Trump ha pensato di cambiare rotta sull'immigrazione e scegliere un profilo più basso. Nel corso di conversazioni con i suoi più stretti collaboratori e con la moglie Melania,

infatti, il presidente si sarebbe reso conto che alcune delle politiche e della sua amministrazione si siano spinte troppo oltre e che gli elettori non gradiscano l'espressione "deportazione di massa". Per questo, in vista del cruciale voto di midterm dove i repubblicani cercheranno di mantenere una risicata maggioranza alla Camera e al Senato, il tycoon ha dato mandato di cambiare l'approccio su una dei pilastri della sua campagna elettorale puntando la narrazione più sull'arresto dei "cattivi" che dei migranti illegali. Il cambio di passo è stato voluto anche dalla chief of staff di Trump, Susie Wiles, la consigliera che ha forse più influenza su di lui.

Che "The Donald" volesse imprimere un nuovo corso alle politiche migratorie s'era capito già quando ha affidato al suo zar dei confini, Tom Homan, la direzione delle operazioni dell'Ice a Minneapolis dopo l'uccisione di Renee Good e Alex Pretti. Da tempo voce relativamente misurata all'interno dell'amministrazione sulle questioni migratorie, Homan ha sempre sostenuto che gli agenti dell'Immigration and Customs Enforcement debbano concentrarsi sugli arresti di criminali e ha quindi fermato, almeno per il momento, il tipo di operazioni condotte in grandi città a guida democratica come Chicago, Washington e Minneapolis. Campagne roboanti e al limite che è costato la vita a due americani in Minnesota e la carriera a Kristi Noem. I consiglieri di Trump considerano il siluramento della segretaria per la sicurezza interna, come un momento ideale per un reset. Non a caso, il senatore Markwayne Mullin, scelto per la successione, ha dichiarato durante la sua udienza di conferma che il suo obiettivo è riportare l'Ice alle sue origini allontandolo da quella linea di violenza e conflittualità che ha contribuito ad esasperare una situazione delicata a favore di un approccio più collaborativo con le autorità locali. Mullin ha anche promesso di revocare diverse direttive emanate dalla Noem, inclusa quella che autorizzava gli agenti a fare irruzione nelle abitazioni private degli immigrati senza un mandato penale firmato da un giudice. "Il mio obiettivo, tra sei mesi, è non essere più la notizia di apertura ogni giorno", ha detto il senatore. Secondo quanto riferito da fonti informate al Wall Street Journal, negli ultimi giorni il tycoon si sarebbe lamentato con i suoi consiglieri proprio per i titoli negativi che l'amministrazione ha collezionato durante il mandato di Noem che potrebbero avere influenzato un'opinione pubblica inizialmente favorevole al pugno duro sui migranti. Un sondaggio del Washington Post/Abc News del mese scorso ha rilevato che il 58% degli intervistati concorda con l'affermazione secondo cui "Trump si sta spingendo troppo oltre" con le deportazioni, un aumento del 10% rispetto all'anno scorso.

In tutto questo, un ragazzo messicano di 19 anni è morto in un carcere di contea in Florida utilizzato per la detenzione di immigrati. Secondo l'Ice Royer Perez-Jimenez si è suicidato ma la causa ufficiale sia ancora oggetto di indagine. La morte del 19enne è la 46ma segnalata tra detenuti in custodia dell'immigrazione dal ritorno di Trump alla Casa Bianca, secondo un conteggio effettuato dall'Associated Press, e lui è il più giovane. Questa settimana in un ospedale del Texas dopo essere stato fermato dalle autorità per l'immigrazione è morto anche un immigrato afghano, la cui famiglia ha dichiarato che era stato evacuato dal suo Paese dopo aver lavorato per anni al fianco delle forze Usa.