A febbraio export +4,2% e surplus di 57,3 miliardi di yen; crescita guidata dai semiconduttori ma il caro petrolio rappresenta un rischio
Cresce per il sesto mese consecutivo l'export giapponese, superando le stime degli analisti, nonostante le ombre che si addensano sull'economia globale a causa dell'impennata dei prezzi energetici.
I dati preliminari diffusi dal ministero delle Finanze indicano un aumento delle esportazioni del 4,2% in febbraio, ben oltre le previsioni che si attestavano a un +1,6%. Il risultato consente al Giappone di registrare un surplus commerciale di 57,3 miliardi di yen (circa 310 milioni di euro), tornando in attivo dopo due mesi di disavanzo. La performance è stata trainata principalmente dalla domanda di semiconduttori e componenti elettronici diretti verso i paesi asiatici, cresciuta del 2,8%, compensando parzialmente le flessioni registrate verso i due principali partner commerciali di riferimento: gli Stati Uniti, con un -8%, e la Cina, con una flessione del 10,9%. I risultati riflettono la situazione precedente all'avvio degli attacchi congiunti Usa-Israele contro l'Iran, e proprio l'escalation in Medio Oriente, con il conseguente surriscaldamento dei prezzi del petrolio, rappresentano il principale rischio per la quarta economia mondiale, dicono gli analisti, fortemente dipendente dalle importazioni energetiche. In questo contesto il rincaro del greggio potrebbe alimentare scenari di stagflazione, un'economia ferma dove i prezzi continuano a salire, frenando la modesta ripresa in atto, e complicando il quadro per la Banca del Giappone (Boj). Al termine della riunione di politica monetaria che si conclude domani l'istituto centrale dovrebbe mantenere i tassi di interesse invariati allo 0,75%, pur segnalando la determinazione a preservare un orientamento restrittivo a fronte alle pressioni inflative generate dallo yen debole e dal caro-energia.