Il Giappone frena sulle richieste dell'amministrazione statunitense di inviare unità navali nello Stretto di Hormuz per garantire la sicurezza delle rotte energetiche bloccate dall'Iran nel contesto del conflitto in corso tra Washington e Israele, ma non chiude totalmente la porta a future evoluzioni. Nonostante le pressioni del presidente Donald Trump - che sui social media ha sollecitato gli alleati a schierare proprie navi da guerra a supporto della marina Usa, Tokyo ha chiarito di non avere al momento intenzione di attivare operazioni di sicurezza marittima.
A cercare di fare chiarezza sulla posizione del governo è intervenuto il ministro della Difesa, Shinjiro Koizumi, il quale, rispondendo in parlamento, ha dichiarato esplicitamente che "nell'attuale situazione iraniana l'esecutivo non sta considerando di ordinare operazioni di sicurezza marittima".
L'invio delle Forze di Autodifesa (Sdf) all'estero rimane politicamente sensibile in una nazione fondata sulla Costituzione pacifista del 1947, che rinuncia alla guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali. Già nella giornata di domenica, nel corso di una trasmissione televisiva, il responsabile delle politiche del Partito Liberal-democratico (LDP), Takayuki Kobayashi, aveva sottolineato come la soglia per l'invio di navi da guerra sia "estremamente alta". Una posizione di cautela confermata dalla premier Sanae Takaichi, che durante la sessione parlamentare ha definito un eventuale dispiegamento "estremamente difficile dal punto di vista legale", rimarcando come qualsiasi risposta debba muoversi entro i rigidi vincoli costituzionali del Paese.
Le implicazioni economiche rimangono tuttavia critiche per il Paese del Sol Levante che dipende per oltre il 90-95% delle sue importazioni di greggio dal Medio Oriente, con circa il 70% di questi volumi che transita proprio attraverso lo stretto conteso. La premier ha comunque confermato che l'esecutivo sta valutando "risposte necessarie" per proteggere i velivoli e gli equipaggi giapponesi, ma ha evitato di rispondere a domande ipotetiche sul dispiegamento militare in assenza di una richiesta formale da parte degli Stati Uniti. La posizione di Tokyo sarà portata direttamente al tavolo delle trattative durante il vertice previsto tra Takaichi e Trump a Washington a metà settimana, dove si cercherà di bilanciare le esigenze di sicurezza energetica con i limiti giuridici imposti dall'ordinamento giapponese.