Con mediazione Ue, Pristina concede permessi di soggiorno di 12 mesi e accetta documenti serbi per i membri della comunità serba, evitando chiusure delle istituzioni
Il governo di Pristina ha accettato di mitigare gli effetti della controversa 'Legge sugli stranieri', contestata dalla comunità serba del Kosovo e dalla Serbia, annunciando che rilascerà permessi di soggiorno temporanei e soprattutto che riconoscerà le carte d'identità emesse da Belgrado ai membri della comunità serba, sprovvisti di documenti kosovari.
La legge, grazie soprattutto alla mediazione dell'Unione europea, viene così modificata nel punto più controverso, alla vigilia della sua piena entrata in vigore, prevista per domani, 15 marzo.
L'impegno da parte del governo del premier Albin Kurti, che ha fortemente voluto il provvedimento, è anche frutto di un incontro avvenuto stamattina a Pristina con l'Inviato Speciale dell'Ue per il Dialogo tra Kosovo e Serbia, Peter Sorensen.
A Belgrado, il direttore dell'Ufficio per il Kosovo del governo serbo, Petar Petković, ha affermato che la soluzione raggiunta consentirà il funzionamento ininterrotto e normale delle istituzioni sanitarie e scolastiche serbe. In una conferenza stampa, ha sottolineato che nelle ultime settimane si è lavorato con l'Ue per trovare una soluzione e che è stato evitato "lo scenario peggiore possibile, ovvero la chiusura delle istituzioni serbe in Kosovo".
Le leggi sono osteggiate dai membri della comunità serba in Kosovo, dai loro rappresentanti politici e dal settore civile, i quali sostengono che, prima dell'annuncio della modifica, avrebbero avuto un impatto negativo sui settori sanitario e scolastico che operano all'interno del sistema serbo nelle aree a maggioranza serba del Kosovo. In base al dettato originario, avrebbero richiesto a tutti coloro che sono sprovvisti di documenti kosovari di ottenere un permesso di soggiorno, mentre i veicoli con targa straniera non avrebbero potuto circolare in Kosovo per più di tre mesi o solo previa autorizzazione. La comunità serba del Kosovo è sprovvista di entrambi - perché i serbi non riconoscono l'autorità nazionale di Pristina -, e questo era considerato altamente discriminatorio nei confronti dei serbi kosovari, se non addirittura la premessa di una 'pulizia etnica' di fatto. Ma in seguito all'incontro di stamani, questa disposizione non si applicherà per il momento ai serbi del Kosovo, i quali potranno ottenere un permesso di soggiorno temporaneo di 12 mesi e portare con sé carte d'identità rilasciate dalle autorità serbe come documento di riconoscimento.
In una conferenza stampa con Sorensen e il rappresentante dell'Unione europea a Pristina, Aivo Orav, il premier Kurti ha promesso che il governo continuerà a lavorare per la piena integrazione dei sistemi serbo di istruzione e sanità in un sistema unico del Kosovo. Ha sottolineato che lo stesso vale per gli studenti serbi che soggiornano in Kosovo per motivi di studio, con un permesso di soggiorno temporaneo di 12 mesi, con possibilità di proroga qualora proseguano gli studi. Sorensen ha affermato di aver avuto un incontro "positivo" con Kurti e ha accolto con favore l'impegno di Pristina.