Estero

Schiaffo di Kiev, respinta una delegazione ungherese

11 marzo 2026
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Da un lato, porte in faccia alla delegazione in arrivo da Budapest. Dall'altro, niente restituzione, almeno per il momento, di un patrimonio da svariati milioni sequestrato giorni fa dalle autorità su un'autostrada ungherese, reclamato a più riprese da Kiev. Tra i due vicini dell'est europeo, in disputa politica aperta da settimane su questioni di peso come il sostegno militare in chiave anti-Cremlino o le garanzie di approvvigionamento energetico, continuano ad esserci scintille.

Come già altre volte nel recente passato, i toni si sono inaspriti in particolare sulla diatriba riguardante l'oleodotto Druzhba, che dalla Russia rifornisce Ungheria e Slovacchia ma è fuori uso da fine gennaio, secondo Kiev a causa di un attacco di droni nemici in territorio ucraino. Con il governo di Volodymyr Zelensky che ha risposto in modo gelido all'ultima mossa di Budapest volta ad accelerare il ripristino delle forniture. Una ripresa già invocata a più riprese dal premier sovranista Viktor Orban, intanto impegnato in una campagna per le elezioni di aprile considerata per lui in salita visti i sondaggi, e dal suo omologo slovacco Robert Fico.

Dopo che la parte ucraina aveva sostenuto che la riparazione del Druzhba può richiedere diverse settimane di lavori, tempistica che l'Ungheria invece sospetta si debba a un ritardo intenzionale, Budapest ha infatti confermato l'invio di una delegazione a Kiev per "valutare le condizioni dell'oleodotto". La missione è stata affidata al segretario di Stato Gábor Czepek, con l'obiettivo dichiarato di "rappresentare con fermezza" gli interessi nazionali (linea già tenuta da Orban quando a febbraio aveva bloccato il pacchetto Ue di prestiti da 90 miliardi per l'Ucraina e il ventesimo set di sanzioni contro Mosca) e "tenere colloqui sostanziali con le autorità energetiche ucraine". Da Kiev, tuttavia, hanno risposto picche. "Questo gruppo non ha uno status ufficiale e non sono previsti incontri ufficiali", ha fatto sapere il ministero degli Esteri ucraino, precisando dunque che i membri della delegazione sarebbero stati considerati "turisti". Di ghiaccio è stata più tardi anche la reazione dello stesso Zelensky: "Cosa ci fa la delegazione qui? Non lo so".

Nelle stesse ore, sono arrivati sviluppi anche su un altro recente motivo di discordia: il sequestro dell'Ungheria di due veicoli blindati con a bordo sette cittadini ucraini (arrestati e poi espulsi) e 40 milioni di dollari, 35 milioni di euro e 9 chili d'oro, per una accusa di riciclaggio. Un blitz definito da Kiev "banditismo di Stato". Applicando una legge appena approvata dalla maggioranza parlamentare filogovernativa, l'autorità doganale ungherese ha annunciato che restituirà i veicoli, ma non il patrimonio sequestrato.

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni