Il primo e il più "ottimista" è il cambio di regime. Una seconda possibilità è una modifica del regime, ovvero un regime che resta in carica ma si adegua alle richieste di Israele e Stati Uniti. E' difficile che la nuova guida suprema accetti le condizioni americane e non è chiaro se quanto la nuova guida durerà. Qualsiasi altro regime che nascerà si troverà a fare i conti con una debolezza e un isolamento che potrebbero solo peggiorare nel caso della presa di controllo americana dell'isola di Kharg. Con meno risorse a disposizione, il regime - è l'ipotesi del New York Times - potrebbe resistere un alto paio di settimane prima di firmare una dichiarazione di cessate il fuoco, probabilmente prima della visita di Donald Trump a Pechino. In questo terzo scenario "tutti potrebbero cantare vittoria", anche se la realtà non si farà attendere: le sanzioni contro l'Iran non saranno rimosse e qualsiasi tentativo di Teheran di reagire con attentati si tradurrebbe in una nuova guerra.
Il quarto scenario è il più preoccupante e prevede un collasso dello stato che potrebbe somigliare a quanto accaduto in Siria durante gli anni di guerra civile. "La mia idea è che Trump dovrebbe impadronirsi dell'isola di Kharg, minare o bloccare i porti iraniani e distruggere quanta capacità militare iraniana possibile nelle prossime due settimane. Oltre a minacciare il regime di ulteriori bombardamenti se massacra i propri cittadini", afferma l'editoralista del New York Times Bret Stephens. "Questa è la via più realistica per la vittoria al minor prezzo in termini di vite umane e risorse - mette in evidenza Stephens -. E offre al popolo iraniano la migliore possibilità di conquistare la libertà".