Tre sopravvissuti chiedono il riconoscimento della responsabilità personale e un risarcimento simbolico di una sterlina
L'ex leader repubblicano nordirlandese Gerry Adams è comparso oggi davanti all'Alta Corte di Londra per l'apertura di una causa civile intentata contro di lui da tre vittime di attentati dell'Irish Republican Army (IRA, esercito repubblicano irlandese).
L'obiettivo dei ricorrenti è dimostrare la responsabilità personale di Adams negli attacchi, ritenendolo un membro di spicco dell'organizzazione paramilitare repubblicana durante i Troubles, il sanguinoso conflitto dell'Ulster finito nel 1998 con l'accordo di pace del Venerdì Santo.
L'ex numero uno del partito nazionalista Sinn Féin, che ha sempre negato con forza una sua militanza nell'IRA, è apparso per la prima volta davanti a un tribunale inglese. È previsto che il processo duri sette giorni, con la deposizione di Adams attesa entro la fine della settimana.
L'azione legale è stata avviata da tre uomini rimasti feriti in altrettanti attentati: John Clark, ferito nell'attacco del 1973 contro l'Old Bailey, la corte penale della capitale britannica, e Jonathan Ganesh e Barry Laycock, sopravvissuti rispettivamente agli attentati del 1996 ai Docklands di Londra e a Manchester.
La richiesta avanzata è di un indennizzo simbolico pari a una sterlina, in quanto i querelanti sono alla ricerca di un verdetto in cui venga riconosciuta una responsabilità di Adams. La vicenda si inserisce nel dibattito sulla giustizia nel Regno Unito rispetto ai crimini storici impuniti commessi durante i Troubles, che vede ancora forti polemiche fra repubblicani cattolici e lealisti protestanti nonostante il lungo processo di riconciliazione portato avanti in Irlanda del Nord.
Nei mesi scorsi i governi di Londra e Dublino avevano raggiunto un'intesa in merito, che permette di riprendere le inchieste sulle violenze risalenti a quella stagione. Inchieste che erano state congelate con il Legacy Act, controversa legge approvata per gestire l'eredità dei Troubles, entrata in vigore nel 2023 sotto il precedente governo conservatore fra le polemiche di quanti avevano visto nel provvedimento, voluto con forza dall'ex premier Boris Johnson, un tentativo per dare un colpo di spugna rispetto ai crimini storici.