balcani

Il Kosovo tornerà alle urne per la terza volta in un anno

La presidente ha sciolto il Parlamento dopo un j’accuse estremamente severo

La presidente del Kosovo Vjosa Osmani
(Keystone)
6 marzo 2026
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Il travagliato Kosovo tornerà alle urne per le terze elezioni parlamentari anticipate in poco più di un anno e a poco più di due mesi dalle ultime.

Lo ha decretato questa mattina la presidente della Repubblica uscente, Vjosa Osmai, rispettando il dettato costituzionale, dopo che a mezzanotte è scaduto il termine ultimo perché l'Assemblea del Kosovo eleggesse un nuovo capo dello Stato che la sostituisse.

La presidente ha accompagnato l'annuncio del decreto di scioglimento del Parlamento con un j'accuse estremamente severo: ci si è ridotti all'ultimo momento, alle poche ore che precedevano la mezzanotte di ieri, sapendo che ci sarebbero volute due votazioni a maggioranza di due terzi prima di passare alla maggioranza semplice e avendo avuto a disposizione ben 23 giorni dall'insediamento della nuova Assemblea, uscita - dopo un riconteggio per brogli - dalle elezioni del 28 dicembre scorso.

Caos elettorale e politico

La Costituzione del Kosovo stabilisce che il Parlamento sia sciolto se il presidente della Repubblica non viene eletto entro e non oltre 30 giorni prima della fine del mandato di quello in carica. Termine che, nel caso di Osmani, scade il 4 aprile. Il partito nazionalista con venature di sinistra Vetevendosje (Autodeterminazione, Vv) del premier Albin Kurti, uscito vincitore dal voto di fine anno, che sembrava aver finalmente messo fine a un'impasse politica innescata dalle infruttuose elezioni del febbraio 2025, lungi dal proporre un candidato bipartisan e super-partes per la massima carica dello Stato, ne ha proposto uno di parte, nella persona del ministro degli Esteri, Glauk Konjufca, suo fedelissimo. Poi ne ha aggiunto all'ultimo uno di riserva in quanto il regolamento prevede che siano almeno due.

L'opposizione non è stata al gioco e non solo non ha presentato alcun candidato alternativo, ma ha disertato l'aula, lasciando a votare solo 66 deputati su 120 - il partito di Kurti (57 seggi) e i suoi alleati -, lontani dal quorum di almeno 80 deputati.

Via alle consultazioni

Oggi sono quindi iniziate le consultazioni fra Osmani e i partiti, che accettano la sfida alle urne e si dicono pronti a votare in aprile, mentre Kurti, che ha disertato le consultazioni, convocava una conferenza stampa, bollando come "incostituzionale" lo scioglimento per decreto e chiamando la Corte Costituzionale a pronunciarsi.

Errore di valutazione da parte del premier o rischio calcolato? Osmani non ha dubbi, anche se non fa nomi: l'esito istituzionale di questa vicenda "non è stato né accidentale né sconsiderato, ma molto ben calcolato e concepito" da parte di persone "con intenzioni pericolose", ha detto in conferenza stampa. "Nessuno dovrebbe desiderare un altro ciclo politico, soprattutto in questo momento in cui il Paese ha bisogno di stabilità", ha aggiunto.

Kurti potrebbe aver voluto giocare la carta partigiana del pigliatutto per lasciare all'opposizione la responsabilità formale della crisi politica, forse nella speranza di rafforzare ulteriormente il suo peso politico con nuove elezioni: un azzardo che costerà molto al più giovane Paese europeo.