Sindacati sul piede di guerra per salvare la storica libreria e casa editrice Hoepli di Milano, che prende il nome da un turgoviese, Ulrico Hoepli (1847-1935): quest'ultimo rilevò una piccola libreria nel 1870 nel capoluogo lombardo e in breve tempo la trasformò in una fiorente impresa editoriale attiva a livello internazionale.
In un recente incontro, spiegano i sindacati italiani Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil e la Rsa "la proprietà non ha risposto alle sollecitazioni sindacali in merito alle strategie da mettere in campo a ripresa delle normali attività, requisito indispensabile per l'autorizzazione della cassa integrazione ordinaria".
I lavoratori hanno poi preso atto di una "situazione estremamente critica" e hanno così deciso che "in queste condizioni di incertezza, non sarà possibile siglare un accordo di cassa integrazione ordinaria il prossimo 3 marzo". Per quella data è previsto infatti un nuovo aggiornamento del tavolo sindacale.
"Pur riconoscendo le grandi difficoltà attraversate oggi dall'editoria indipendente - affermano i rappresentanti dei lavoratori - è inaccettabile che una disputa interna alla governance o una visione puramente speculativa relativa all'immobile di via Hoepli (dedicata proprio a Ulrico ndr.), mettano a rischio un patrimonio culturale di inestimabile valore".
Nell'estate 2024, un fatto curioso era avvenuto nella storica libreria, tanto che se ne era occupato anche il "Corriere della Sera": il 22 agosto un cliente era infatti entrato nel negozio a due passi dal Duomo e aveva comprato tutto quello che c'era esposto per una cifra vicina ai 10'000 euro.
"Una vendita eccezionale. Sono rimasto stupito e ho trovato geniale l'idea che qualcuno possa ritenere una vetrina talmente bella da volerla comprare per intero. Parliamo oltretutto di uno spazio di 5 metri di lunghezza per 3 di altezza", aveva raccontato in quell'occasione Matteo Hoepli, ultimo discendente di Ulrico, turgoviese naturalizzato italiano.
Questo episodio - aveva detto Matteo Hoepli - ci ha insegnato che non sai mai quello che può capitare. Io rappresento la quinta generazione di un'azienda familiare e non ricordo un episodio così eccezionale nei racconti dei miei nonni o bisnonni. Ora lo racconterò ai miei figli e nipoti". Nella vetrina della storica libreria erano poi stati rimessi dei libri.