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USA: dazi; lo strappo di John Roberts, ora simbolo dei "No Kings"

21 febbraio 2026
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Per mesi il presidente americano Donald Trump ha considerato la Corte suprema come una sua alleata. Poi sui dazi è arrivato lo strappo di John Roberts, il presidente dei saggi che due anni fa gli concesse l'immunità e che ora, invece, mette un limite ai poteri presidenziali.

Con la sentenza sui dazi l'Alta corte ha praticamente alzato il cartello "No Kings", ha commentato la rivista "Slate" riferendosi allo slogan delle recenti manifestazioni americane.

E Roberts - 71 anni, nominato da George W. Bush nel 2005 - sembra destinato a diventare uno dei simboli del movimento, garante e paladino - osservano gli esperti - del principio della separazione di poteri che impone limiti e paletti ben precisi al potere presidenziale, combattendo gli abusi.

Dal podio dell'aula della Corte suprema Roberts ha letto la sentenza in modo calmo, parlando per 10 minuti e facendo chiaro riferimento ai precedenti della giurisprudenza sulla separazione costituzionale dei poteri.

Toni pacati ben diversi dall'ira di Donald Trump che in conferenza stampa ha fatto fuoco e fiamme, e ha di fatto inveito contro i giudici che hanno votato a favore dell'abolizione dei suoi dazi, accusandoli di essere politicizzati e addirittura di subire l'influenza di paesi stranieri.

Roberts non ha risposto agli attacchi. In passato solo in rare occasioni ha reagito alle sfuriate dell'inquilino della Casa Bianca, ma lo ha sempre fatto in modo garbato, nel pieno rispetto delle istituzioni.

Lo scorso anno, di fronte al duro attacco di Trump a un giudice federale che si opponeva alla deportazione di un migrante, Roberts aveva diffuso un comunicato notando come le critiche del presidente non erano una risposta "appropriata al disaccordo su una decisione giudiziaria": "il normale processo di revisione in appello - aveva aggiunto - esiste per questo scopo".

I rapporti di Roberts con Trump, comunque, non sono sempre stati difficili. La Corte suprema sotto la sua presidenza ha regalato al presidente importanti vittorie, a partire dalla delicatissima partita sull'immunità. Trump lo ringraziò per questo: "me ne ricorderò", aveva detto. Dopo la sentenza sui dazi, però, la memoria di quella calorosa stretta di mano sembra del tutto svanita.