Discorsi ufficiali nelle piazze, processo all'Aia contro ex leader dell'UÇK, riconoscimenti internazionali limitati e difficoltà economiche e di integrazione
"Oggi ricordiamo la resistenza pacifica degli anni '90 e ricordiamo l'Esercito di Liberazione del Kosovo (UÇK). Ci inchiniamo con rispetto ai martiri e cerchiamo di preservare ed esaltare la nostra Repubblica nel loro nome", così il premier Albin Kurti ha celebrato oggi il 18° anniversario della dichiarazione d'indipendenza del Kosovo, celebrata nelle piazze di tutto il Paese. Una festa inaugurata dall'alzabandiera al Palazzo presidenziale e con sessioni solenni di governo e parlamento.
Davanti all'Assemblea nazionale, la presidente Vjosa Osmani ha detto che, 18 anni fa, il Kosovo è passato dalla sofferenza alla dignità e dalla resistenza alla sovranità: "è diventato uno Stato per difendere la verità e non permettere mai che la storia venga riscritta", ha detto, riferendosi al processo in corso al Tribunale speciale dell'Aia contro l'ex presidente Hashim Thaçi e altri capi dell'UÇK per crimini di guerra.
Per Osmani, la guerra dell'UÇK "è stata giusta e qualsiasi tentativo di offuscarla danneggia le fondamenta di una pace duratura", mentre il presidente dell'Albania, Bajram Begaj, ha affermato che "il Kosovo è stato un luogo dove la libertà è stata uccisa; oggi è un luogo dove la libertà funziona, dove la libertà ispira".
L'indipendenza del Kosovo è stata dichiarata il 17 febbraio 2008 dalle istituzioni locali. In questi 18 anni si sono registrati progressi significativi, ma le opportunità mancate sono straordinarie: Washington ha sospeso il Dialogo Strategico prima ancora del suo inizio, mentre Bruxelles ha punito il Paese con sanzioni, che solo ora ha iniziato a revocare. Il Kosovo non ha ottenuto l'adesione alle Nazioni Unite, all'Ue, alla Nato o al Consiglio d'Europa.
La sua indipendenza è riconosciuta da 121 Paesi (la Svizzera dal 27 febbraio 2008, n.d.r.) in tutto il mondo, ma il mancato riconoscimento da parte di quattro Paesi della Nato e di cinque del blocco europeo (Spagna, Grecia, Romania, Slovacchia e Cipro) rappresenta ancora una sfida. In termini economici, il Kosovo, con il suo milione e mezzo di abitanti, continua a essere tra i Paesi più poveri d'Europa e privo di grandi investitori.
L'integrazione dei serbi del Kosovo costituisce un altro ostacolo: la Serbia — così come la Russia e la Cina d'altronde — continua a non riconoscere lo Stato del Kosovo e, nonostante il dialogo che le due parti stanno sviluppando a Bruxelles, con la mediazione dell'Ue, i risultati sono deboli.