Estero

Parigi chiede dimissioni Albanese dall'Onu, 'oltraggia Israele'

11 febbraio 2026
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Dichiarazioni definite "oltraggiose e irresponsabili" perché criticherebbero "Israele in quanto popolo e in quanto nazione" e dunque incompatibili "con lo spirito delle Nazioni Unite". La Francia ha chiesto, per voce del ministro degli Esteri Jean-Noël Barrot, le dimissioni di Francesca Albanese, la relatrice speciale dell'Onu sui territori palestinesi, dopo un suo intervento a un forum organizzato da Al Jazeera a Doha lo scorso 7 febbraio.

In un passaggio del suo discorso in Qatar sui rapporti dell'occidente con Israele, Albanese aveva parlato di un "nemico comune dell'umanità". Da qui la reazione di un gruppo di parlamentari d'area macroniana che hanno chiesto di prendere iniziative contro la funzionaria italiana. Il ministro francese, intervenendo all'Assemblea Nazionale, ha condannato "senza riserve" le parole della relatrice Onu, annunciando che il prossimo 23 febbraio ne chiederà le dimissioni in occasione del Consiglio dei diritti umani dell'Onu.

Le sue parole, ha detto Barrot, "prendono di mira non il governo israeliano, di cui è consentito criticare la politica, ma Israele in quanto popolo è in quanto nazione" e "si aggiungono a una lunga lista di prese di posizione scandalose, come la giustificazione del 7 ottobre ma anche evocazioni della lobby ebraica o ancora paralleli tra Israele e il terzo Reich".

Il contenuto del videomessaggio inviato da Albanese al Forum dell'emittente araba, in effetti, era più sfumato. "Il fatto che invece di fermare Israele, la maggior parte del mondo lo abbia armato fornendogli scuse politiche, copertura politica, sostegno economico e finanziario, è una sfida - aveva detto -. Il fatto che la maggior parte dei media del mondo occidentale abbia amplificato la narrativa a favore dell'apartheid e del genocidio è una sfida".

Ma, aveva aggiunto, "anche un'opportunità. Perché se il diritto internazionale è stato pugnalato al cuore, è anche vero che mai prima d'ora la comunità globale si era accorta delle sfide che tutti noi dobbiamo affrontare. Noi che non controlliamo grandi quantità di capitali finanziari, algoritmi e armi - e qui il passaggio più controverso - ora vediamo che come umanità abbiamo un nemico comune".

A poco è servito il chiarimento pubblicato 48 ore dopo su X dalla stessa funzionaria ("il nemico comune è il sistema che ha permesso il genocidio in Palestina"), anche perché, come riportano i media, tra i relatori dello stesso Forum c'erano tra gli altri il leader di Hamas all'estero Khaled Meshaal e il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, cioè i più acerrimi nemici del governo di Tel Aviv.