Il Venezuela guidato dalla presidente ad interim Delcy Rodríguez ha lanciato un nuovo segnale di apertura politica. Nel pieno della transizione seguita alla cattura da parte degli Stati Uniti del contestato presidente Nicolás Maduro, il capo dello Stato ha annunciato di aver richiesto all'Assemblea nazionale di approvare una amnistia generale per i prigionieri politici e la conversione del carcere di El Helicoide - divenuto simbolo della repressione di Stato - in un centro sociale.
L'annuncio è stato fatto durante un evento alla Corte suprema di giustizia in cui Rodríguez ha anche invitato a evitare "violenza e vendetta". La presidente ha spiegato che l'amnistia generale, come nel caso della riforma della legge sugli idrocarburi che apre il settore agli investimenti stranieri, approvata sotto pressione di Washington, di fatto in controllo del comparto petrolifero venezuelano, era già stata discussa con Maduro prima della sua cattura.
Di diverso avviso la leader María Corina Machado, che ha attribuito la proposta di amnistia alla "pressione degli Stati Uniti" e chiesto, inoltre, la liberazione effettiva di tutti i detenuti il ripristino delle libertà democratiche nel Paese. Cauta anche la reazione della Piattaforma unitaria democratica, principale coalizione di opposizione, che ha sollecitato anche la garanzia per il rientro sicuro di politici ed attivisti esiliati, oltre alla restituzione dei diritti politici ai partiti sciolti.
Accolta con prudenza anche la chiusura del carcere di El Helicoide, struttura gestita a Caracas dal servizio di intelligence Sebin. Di fronte all'annuncio della trasformazione in centro sportivo e sociale, il portale della dissidenza Monitoreamos ha pubblicato un report in cui denuncia l'esistenza di oltre 90 centri di tortura operativi in almeno 19 Stati del Paese, all'interno di una rete coordinata tra polizia, esercito e intelligence già denunciata da Onu, Amnesty e Human Rights Watch come schema sistematico di sparizioni forzate, violenze e coercizioni.
El Helicoide sarebbe dunque per gli attivisti solo il più noto. Nel settembre 2022 la Missione indipendente Onu sui diritti umani ha in effetti documentato nella struttura metodi sistematici di tortura: posizioni di stress chiamate "crocifissione" e "polpo", asfissia con sacchetti o acqua, scariche elettriche sui genitali, minacce di morte e stupro, nudità forzata in celle gelide, detenzione in catene per lunghi periodi.
Resta poi irrisolto il nodo del numero reale di prigionieri politici. L'ong Foro Penal conferma oltre 700 scarcerazioni, ma denuncia che migliaia di persone restano sottoposte a qualche forma di restrizione arbitraria della libertà nel Paese. Non contribuirà alla trasparenza il procuratore generale Tarek William Saab, che ha già escluso la pubblicazione di elenchi ufficiali, sostenendo che in Venezuela "non esiste giuridicamente la categoria di detenuti politici" e le liberazioni tra dicembre e gennaio derivano da revisioni giudiziarie e non da pressioni politiche. La portata reale dell'amnistia sarà il primo banco di prova della promessa di apertura invocata dalla comunità internazionale.