Laura Fernández è accreditata attorno al 44% e punta su una linea dura sulla sicurezza per vincere al primo turno; i critici temono una deriva autoritaria.
I circa 3,7 milioni di elettori del Costa Rica saranno chiamati domani alle urne per scegliere il nuovo presidente, due vicepresidenti e i 57 membri dell'Assemblea legislativa per la legislatura 2026-2030, in un'elezione che vede la destra favorita e la candidata governativa Laura Fernández vicina a una vittoria al primo turno.
Se confermato, il risultato manterrebbe la destra alla guida di uno dei Paesi storicamente più stabili dell'America Latina, oggi tuttavia alle prese con un'emergenza legata alla criminalità contro cui la "lady di ferro" ha lanciato una crociata.
Secondo gli ultimi sondaggi la politologa trentanovenne del Partito della Sovranità Popolare, ex ministra ed ex capo di gabinetto del presidente uscente Rodrigo Chaves, è accreditata attorno al 44%, contro il 9% dell'economista centrista Álvaro Ramos e della progressista Claudia Dobles. Superare la soglia del 40% consentirebbe l'elezione diretta al primo turno, senza ballottaggio.
L'intera campagna elettorale è stata dominata dal tema della sicurezza. Ammiratrice dichiarata del presidente salvadoregno Nayib Bukele, Fernández propone una linea dura contro il narcotraffico e la criminalità organizzata, con pene più severe, costruzione di carceri di massima sicurezza e restrizioni temporanee delle garanzie civili nelle aree più violente. La candidata promette di "togliere i criminali dalla circolazione" e accusa magistratura e opposizione di ostacolare la lotta al crimine, mentre i critici parlano di deriva autoritaria e di un modello ispirato anche al trumpismo statunitense.
Negli ultimi anni il Costa Rica, 5,2 milioni di abitanti e tradizionale paradiso turistico, è passato da Paese di transito a hub logistico del narcotraffico infiltrato dai cartelli messicani e colombiani. Il tasso di omicidi ha raggiunto 17 ogni 100.000 abitanti nel 2025, contro 11,2 nel 2019. Fernández lega il tema della sicurezza a riforme economiche in chiave neoliberista, promettendo tra le altre cose la privatizzazione di due banche statali anche per finanziare il sistema pensionistico.
Una vittoria di Fernández confermerebbe la tendenza regionale verso governi conservatori e nazionalisti, in un anno elettorale che vedrà alle urne anche Brasile, Colombia e Perù. La Costa Rica, democrazia senza esercito dal 1948 e leader ambientale, apre così il calendario politico latinoamericano del 2026.