"Con Trump c'è stato un rapporto personale eccellente, che si è mantenuto così fino alla fine del mio mandato da presidente del Consiglio, una simpatia che nacque subito al G7, a qualche giorno dal mio insediamento, nel 2018, in Canada. Mi disse subito che eravamo due outsider della politica. Il rapporto si è mantenuto sempre ottimo e dialogante, il che non significa che abbiamo ceduto alle richieste del nostro più forte alleato". Lo ha detto il leader del M5s Giuseppe Conte, ospite della puntata per i 30 anni della trasmissione Porta a Porta, su Rai1.
"Se c'è un alleato con le spalle più grandi cerchi di ottenere, non di dare il sangue degli italiani - ha aggiunto -.Noi siamo riusciti a fargli digerire l'accordo commerciale con la Cina, sul dossier libico, e quando ci fu il tentativo di forzare Guaidò contro Maduro, con una prospettiva della guerra civile, dicemmo di no. E abbiamo avuto ragione, Guaidò non aveva nessuna prospettiva. Adesso vedo Trump molto più radicalizzato. Ed è cambiato anche il contesto internazionale: oggi c'è il problema della sovranità tecnologica, di terre rare, chip, semiconduttori, che servono per avere autonomia strategica. Da qui il tema delle riserve petrolifere in Venezuela, e delle risorse in Groenlandia".