Estero

Governo Gb dà luce verde a nuova mega ambasciata cinese

20 gennaio 2026
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Il governo britannico di Keir Starmer ha formalizzato il via libera al trasferimento dell'ambasciata della Cina a Londra in una nuova mega sede nel cuore della City, dopo mesi di rinvii e sospetti legati a ipotetiche attività di spionaggio.

La decisione spiana la strada alla possibilità di un'accelerazione del disgelo con Pechino - nel pieno delle tensioni scatenate dall'alleato Usa - a dispetto delle denunce anche recenti sulle interferenze ostili imputate da Londra alla Repubblica Popolare.

La nuova sede diplomatica sorge su un'area di ben 20.000 metri quadrati e occupa l'ex sede storica della Royal Mint, la zecca britannica, vicino alla London Tower. Fu acquistata dallo Stato cinese nel 2018 per 255 milioni di sterline (quasi 300 milioni di euro al cambio attuale) ed è destinata a diventare la più grande ambasciata di Londra (superando per dimensioni quella degli Usa), nonché la maggiore rappresentanza di Pechino nell'intera Europa occidentale.

"Tutte le considerazioni concrete sono state tenute in conto nell'adottare questa decisione", ha scritto alla Camera dei Comuni il ministro dell'Edilizia e delle Comunità Locali, Steve Reed, incaricato di firmare l'autorizzazione formale. Una autorizzazione che arriva dopo otto anni di attese, ipotesi di ripensamenti e recriminazioni da parte di Pechino. E che è stata condivisa peraltro con tutto il governo laburista, dopo le consultazioni ripetute con gli apparati d'intelligence e sicurezza nazionale di Sua Maestà e il placet diretto del premier Keir Starmer, già lasciato filtrare nelle ultime settimane. "La decisione - conclude Reed - è ora definitiva, a meno che non venga contestata con successo in tribunale" in caso di ricorsi giudiziari.

Ricorsi attesi alla luce delle contestazioni crescenti contro il progetto emersi sul fronte politico, mediatico e dell'establishment britannico nei mesi scorsi, tanto più dopo le molteplici accuse su tentativi d'infiltrazione e condizionamento delle istituzioni democratiche dell'isola attribuiti alla Cina.

Con tanto di denuncia di ipotetici piani spionistici cinesi, in una zona d'interesse strategico-istituzionale per la capitale del Regno, rilanciata anche in relazione alla stessa ambasciata sulla scia della pubblicazione recente da parte del giornale conservatore Daily Telegraph di una piantina dell'edificio che rivelava il restauro di una camera 'segreta' blindata. Denuncia cavalcata in polemica col governo Starmer dalle opposizioni di destra in Parlamento, a partire dalla leader Tory, Kemi Badenoch; ma anche da alcune decine di deputati laburisti di maggioranza unitisi la settimana scorsa - in una lettera aperta al premier - alla richiesta di revocare in extremis l'ok alla nuova maxi ambasciata.