Rapporto indica che la maggioranza delle vittime ha meno di 30 anni, 330'000 feriti e almeno 700 persone rimaste cieche
Il bilancio delle vittime della repressione delle proteste in Iran supererebbe i 16'500 morti, secondo un rapporto redatto da medici iraniani citato dal domenicale britannico The Sunday Times. Il documento indica nello specifico che la maggior parte delle vittime sono giovani sotto i 30 anni e che altre 330'000 persone sono rimaste ferite, con gran parte delle uccisioni avvenute nell'arco di due giorni.
"Questo è un livello di brutalità completamente nuovo", ha detto al giornale il professor Amir Parasta, chirurgo oculista iraniano-tedesco che ha contribuito a creare la rete di medici che ha messo a punto il documento. "Questa volta stanno usando armi di livello militare e quello che stiamo vedendo sono ferite da arma da fuoco e da schegge alla testa, al collo e al torace".
Il rapporto precisa che i dati sono stati raccolti dal personale di otto importanti ospedali oculistici e 16 pronto soccorso in tutto l'Iran. Aggiunge che i medici sono stati in grado di comunicare utilizzando la tecnologia vietata Starlink durante il blocco di Internet. Il rapporto segnala anche un elevato numero di lesioni agli occhi: le forze di sicurezza avrebbero fatto ricorso anche a fucili da caccia, con almeno 700 persone che hanno perso la vista.