Una corte d'appello americana ha annullato la decisione giudiziaria che aveva portato alla liberazione dell'attivista filo-palestinese Mahmoud Khalil, la cui procedura di espulsione è tuttora in corso, secondo una sentenza resa pubblica oggi. Impugnabile in appello, questa decisione non ha effetto immediato, il che significa che Khalil non sarà arrestato per il momento.
Nato in Siria da genitori palestinesi e titolare di una green card di residente permanente negli Stati Uniti, il 30enne era tra i leader del movimento di protesta filo-palestinese dell'università Columbia di New York.
Accusato dall'amministrazione Trump di essere un "sostenitore di Hamas", era stato arrestato a marzo e incarcerato in Louisiana, per poi essere rilasciato a giugno dopo che un giudice federale del New Jersey aveva giudicato illegale la sua detenzione.
La decisione emessa oggi da una corte d'appello di Filadelfia stabilisce che quel giudice non fosse competente e che la questione avrebbe dovuto essere decisa da un tribunale dell'immigrazione.
La sezione newyorkese dell'organizzazione per la difesa dei diritti civili ACLU ha precisato in un comunicato che "il team legale di Khalil dispone di diverse vie legali" per presentare ricorso.
"La decisione di oggi è profondamente deludente, ma non spezza la nostra determinazione", ha reagito l'interessato, sposato con una cittadina americana e padre di un figlio nato negli Stati Uniti. "Forse si è aperta la porta a una nuova detenzione in futuro, ma questo non intacca il nostro impegno per la Palestina e per la giustizia", ha aggiunto.