Estero

Mandelson non si scusa con le vittime di Epstein e scatena una nuova bufera

Intervistato dalla BBC ribadisce rammarico per l'amicizia con Epstein ma nega di conoscere i reati; esponenti del Labour chiedono scuse e provvedimenti

12 gennaio 2026
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Nuove polemiche sul controverso lord Peter Mandelson, ex eminenza grigia del New Labour di Tony Blair, silurato nei mesi scorsi dall'incarico di ambasciatore britannico negli Usa a causa delle nuove rivelazioni emerse sulle sue notorie frequentazioni del passato con il defunto finanziere pedofilo americano Jeffrey Epstein.

Intervistato ieri dalla BBC, il 71enne Mandelson ha ribadito il rammarico per la sua amicizia con Epstein, ma ha negato (nonostante una serie di indizi trapelati di recente) di essere stato a conoscenza dei reati sessuali del faccendiere, arrivando a sostenere di non esserne stato messo a parte nei dettagli in quanto "gay". Si è rifiutato di scusarsi esplicitamente con le vittime degli abusi.

Un atteggiamento bollato come inaccettabile da molti commentatori e condannato oggi anche da esponenti di spicco del Labour come Peter Kyle, ministro delle Attività Produttive nel governo di Keir Starmer, secondo cui Mandelson dovrebbe scusarsi quale atto minimo di consapevolezza.

Da più parti si denuncia la gestione della vicenda da parte dello stesso primo ministro, accusato di aver imposto la designazione politica di Mandelson per un incarico diplomatico cruciale a Washington, come interlocutore di Donald Trump, nonostante le molte ombre che gravavano da anni su di lui. E di averlo poi difeso insistentemente, prima di essere costretto a silurarlo sull'onda della riesplosione dello scandalo Epstein sui media. Mentre montano le pressioni, anche dall'interno del partito di governo, affinché il premier promuova quanto meno l'espulsione dell'ex ambasciatore dal gruppo laburista alla Camera dei Lord.