Incassato l'impegno dei Volenterosi sulle garanzie di sicurezza dopo l'eventuale cessate il fuoco con la Russia, i negoziatori ucraini sono rimasti a Parigi per discutere con gli emissari americani i nodi più spinosi ancora da sciogliere per arrivare a un'intesa con il Cremlino: la gestione della centrale nucleare di Zaporizhzhia (che Washington vorrebbe condivisa tra russi, ucraini e americani) e la sorte dei territori occupati dalle forze di Mosca.
"L'Ucraina non si tira indietro di fronte alle questioni più difficili e non sarà mai un ostacolo alla pace", ha assicurato il presidente Volodymyr Zelensky, a Cipro per l'avvio del semestre di presidenza Ue e per premere sull'ingresso di Kiev nell'Unione.
Ma "la pace deve essere dignitosa", ha ribadito. "E questo dipende dai partner, dalla loro capacità di garantire la reale disponibilità della Russia a porre fine alla guerra", ha spiegato insistendo affinché gli alleati continuino a esercitare pressioni su Vladimir Putin. Fino a suggerire che gli Stati Uniti riservino al leader ceceno Ramzan Kadyrov, fedelissimo dello zar, la stessa sorte toccata al presidente venezuelano Nicolas Maduro, catturato con un blitz Usa a Caracas: "Forse allora Putin ci rifletterà", ha detto ai giornalisti. Immediata la replica del ceceno, dato più volte per malato o addirittura morente: "Il bastardo emette un mandato di arresto contro di me - ha risposto su Telegram -. Non hai un briciolo di onore".
Nella capitale francese, i 35 Paesi della Coalizione dei Volenterosi hanno annunciato martedì una forza multinazionale da dispiegare in Ucraina - con diversi distinguo - e un meccanismo a guida Usa di sorveglianza di un eventuale cessate il fuoco. E nel nuovo round di colloqui a Parigi, al quale partecipano anche rappresentanti di Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia e Turchia, la discussione si è concentrata anche "sui parametri specifici delle garanzie di sicurezza e la deterrenza dell'aggressione russa", ha spiegato il capo negoziatore ucraino Rustem Umerov. Dettagli cruciali per Zelensky, secondo cui non sarebbe ancora emersa una "risposta inequivocabile" degli alleati europei su come hanno intenzione di difendere l'Ucraina in caso di nuovo attacco russo dopo la fine della guerra. "Personalmente desidero una risposta molto semplice: 'sì'. E' una domanda che ho posto a tutti i nostri partner, ma finora non ho ricevuto una risposta chiara e inequivocabile", ha detto.
Secondo fonti militari al Times, inoltre, Parigi e Londra - che con Kiev hanno firmato l'impegno ad inviare militari sul terreno dopo la pace - sono pronte a inviare solo 7500 soldati ciascuna: un numero molto inferiore alle attese iniziali. Il premier britannico Keir Starmer non ha risposto durante il question time a chi gli chiedeva dei numeri, ma ha assicurato che sarà il parlamento a votare sul dispiegamento di militari in territorio ucraino. In Spagna gli alleati di governo di Pedro Sanchez sono divisi sull'invio di truppe, mentre Budapest ha ribadito che "ne resterà fuori". Zelensky ha intanto incaricato il suo team negoziale di "discutere possibili formati" per l'incontro tra i leader di Ucraina, Stati Uniti ed europei a Washington, ipotizzato nel faccia a faccia con Donald Trump di fine dicembre a Mar-a-Lago ma non ancora convocato.