"Il mondo non si salva affilando le spade, giudicando, opprimendo, o eliminando i fratelli, ma piuttosto sforzandosi instancabilmente di comprendere, perdonare, liberare e accogliere tutti, senza calcoli e senza paura". Lo ha detto papa Leone XIV durante la messa nella Basilica di San Pietro per la solennità di Maria Santissima Madre di Dio, 59esima Giornata mondiale della pace.
"All'inizio del nuovo anno - ha detto il papa nell'omelia -, la Liturgia ci ricorda che ogni giorno può essere, per ciascuno di noi, l'inizio di una vita nuova, grazie all'amore generoso di Dio, alla sua misericordia e alla risposta della nostra libertà".
"Ed è bello pensare in questo modo all'anno che inizia - ha osservato -: come a un cammino aperto, da scoprire, in cui avventurarci, per grazia, liberi e portatori di libertà, perdonati e dispensatori di perdono, fiduciosi nella vicinanza e nella bontà del Signore che sempre ci accompagna".
Allora, all'inizio dell'anno, ha proseguito il pontefice, "mentre ci mettiamo in cammino verso i giorni nuovi e unici che ci attendono, chiediamo al Signore di sentire in ogni momento, attorno a noi e su di noi, il calore del suo abbraccio paterno e la luce del suo sguardo benedicente, per comprendere sempre meglio e avere costantemente presente chi siamo e verso quale destino meraviglioso procediamo". Al tempo stesso, però, "anche noi diamogli gloria, con la preghiera, con la santità della vita e facendoci gli uni per gli altri specchio della sua bontà".
Papa Leone ha voluto evidenziare "uno dei tratti fondamentali del volto di Dio: quello della totale gratuità del suo amore, per cui si presenta a noi - come ho voluto sottolineare nel messaggio di questa Giornata mondiale della pace - 'disarmato e disarmante', nudo, indifeso come un neonato nella culla". E questo, ha sottolineato, "per insegnarci che il mondo non si salva affilando le spade, giudicando, opprimendo, o eliminando i fratelli, ma piuttosto sforzandosi instancabilmente di comprendere, perdonare, liberare e accogliere tutti, senza calcoli e senza paura".
"In questa festa solenne, all'inizio del nuovo anno, in prossimità della conclusione del Giubileo della speranza - ha quindi concluso -, accostiamoci al presepe, nella fede, come al luogo della pace 'disarmata e disarmante' per eccellenza, luogo della benedizione, in cui fare memoria dei prodigi che il Signore ha compiuto nella storia della salvezza e nella nostra esistenza, per poi ripartire, come gli umili testimoni della grotta, 'glorificando e lodando Dio' (Lc 2,20) per tutto ciò che abbiamo visto e udito. Sia questo il nostro impegno, il nostro proposito per i mesi a venire, e sempre per la nostra vita cristiana".