E' un discorso denso, l'undicesimo per questo presidente, che volutamente lascia da parte i temi più squisitamente politici, sia interni che internazionali, per concentrarsi sulla pace, sul suo significato profondo. Eppure conferma agli italiani che sulla politica internazionale non sono ammessi cedimenti o distinguo: la collocazione dell'Italia repubblicana era chiara sin dalla nascita e tale rimane. "L'Unione Europea e l'Alleanza Atlantica hanno coerentemente rappresentato, e costituiscono, le coordinate della nostra azione internazionale", ribadisce senza sfumature. E la pace "non è imporre il proprio dominio o i propri interessi". Soprattutto, e qui viene il j'accuse del presidente, è "ripugnante il rifiuto di chi nega la pace perché si sente più forte". Una condanna netta che il presidente sillaba dopo aver ricordato sia i "bombardamenti sulle città ucraine" sia la "devastazione di Gaza". "Si chiude un anno non facile. Tutti ne abbiamo ben presenti le ragioni e, come sempre, speriamo di incontrare un tempo migliore. La nostra aspettativa è anzitutto rivolta alla pace", osserva amaramente.
Non manca la parte più sociale del messaggio che Mattarella sapientemente espone in un gioco di rimando tra passato e presente, elencando i grandi successi dell'Italia post-bellica e le sofferenze di settori della società che non sono state curate. Welfare, Sanità, salari, nuove povertà, emergenze abitative, corruzione e, naturalmente, il grande tema dell'evasione. Il presidente cita tutti questi mali, con garbo, ma sapendo che i cittadini sanno bene di cosa parla. Partendo dalla "grande stagione di riforme" che ha cambiato "il profilo dell'Italia", Mattarella ricorda, ad esempio, quella "agraria, il Piano casa, il cui ricordo richiama le difficoltà delle giovani coppie a trovare casa oggi nelle nostre città". Oppure quando poco dopo cita come cornice di sicurezza "lo statuto dei lavoratori che è stato lo strumento che riconosce e sancisce diritti, dignità e libertà sindacale". Questi sono "valori che richiamano al pieno rispetto della irrinunziabile sicurezza sul lavoro e all'equità delle retribuzioni". Lo ricorda a un Paese che, fra i più nell'Unione europea, soffre di salari inadeguati al costo della vita. Ma non è finita, il gioco di parlare del passato affinché si affrontino i problemi del presente prosegue: "L'istituzione del servizio sanitario nazionale garantisce universalità e gratuità delle cure, rappresentando un'altra decisiva conquista dello stato sociale, che pone al centro la dignità della persona e l'idea di una piena uguaglianza. Accanto ad esso il sistema previdenziale esteso a tutti. Condizioni - sottolinea - da preservare di fronte ai cambiamenti di ogni tempo".
Luci e ombre, come sempre nei discorsi di Mattarella. E la luce in questo messaggio che porta al 2026 sono i giovani. "Qualcuno - che vi giudica senza conoscervi davvero - vi descrive come diffidenti, distaccati, arrabbiati: non rassegnatevi. Siate esigenti, coraggiosi. Scegliete il vostro futuro. Sentitevi responsabili come la generazione che, ottanta anni fa, costruì l'Italia moderna". Ottant'anni che hanno reso grande l'Italia e che certamente il presidente celebrerà nel 2026 cementando passato e futuro.