Zelensky in Florida da Trump per il piano di pace in 20 punti rimaneggiato. I soliti toni ottimistici, da risolvere restano però ‘questioni spinose’.

Donald Trump prova a lanciare il rush finale per mettere fine alla guerra in Ucraina. Pur ammettendo di non avere scadenze per chiudere il conflitto, il presidente si è detto convinto che sia Volodymyr Zelensky che Vladimir Putin «vogliano un accordo» e che ci siano gli elementi per raggiungerlo. «Siamo nelle fasi finali dei colloqui. O la guerra finirà o andrà avanti per molto tempo», ha dichiarato sulla soglia del resort di Mar-a-Lago. Al termine dell’incontro con Zelensky, che ha definito «fantastico», Trump ha parlato di «molti progressi» e di posizioni coincidenti al 95% circa sul piano di pace. Restano però delle «questioni spinose» ancora aperte. Una su tutte: quella dei territori del Donbass.
Un’ora prima di ricevere il leader ucraino per la sua prima visita in Florida (nel settimo incontro tra i due quest’anno), Trump ha avuto una conversazione telefonica giudicata «buona e molto costruttiva» con Putin che il tycoon ritiene «molto serio» sulla pace. I due – riferisce il Cremlino – hanno parlato per un’ora e 15 minuti su richiesta della Casa Bianca, e hanno concordato sul fatto che una tregua prolunghi solo le ostilità. «Per porre fine definitivamente (al conflitto), Kiev deve, prima di tutto, prendere una decisione politica coraggiosa e responsabile» sul Donbass, ha detto il consigliere presidenziale russo Yuri Ushakov illustrando i contenuti del colloquio fra Trump e Putin, che si sono impegnati a sentirsi anche dopo il faccia a faccia con Zelensky.
A Mar-a-Lago Zelensky è arrivato in giacca ed è apparso sereno al fianco di Trump nonostante i rapporti non sempre facili fra i due, soprattutto dopo lo scontro di febbraio nello Studio Ovale. Questa volta però i toni sono apparsi diversi: il presidente americano lo ha elogiato e lo ha definito coraggioso. «Parleremo delle questioni territoriali», ha spiegato Zelensky davanti alle telecamere ribadendo che il «90% del piano di pace in 20 punti» è fatto. L’ultimo 10% si sta però rilevando il più difficile. Da sciogliere ci sono i nodi del territorio, del controllo della centrale nucleare di Zaporizhzhia e le garanzie di sicurezza.
Contro l’Europa continua invece a scagliarsi la Russia, con il ministro degli esteri Serghei Lavrov che, attingendo dalle accuse più volte ripetute da Putin, ha definito gli europei «il principale ostacolo alla pace».
Mosca da mesi ormai aggira il Vecchio Continente e preferisce parlare solo ed esclusivamente con Trump. Con un’economia di guerra schiacciata dalle sanzioni, la Russia è consapevole che i rapporti con gli Stati Uniti sono importanti per un rilancio. Gli accordi economici sono uno dei tasselli di un complicato puzzle sul quale Trump e i suoi negoziatori Steve Witkoff e Jared Kushner premono con forza, anche se le aziende americane sono scettiche su un possibile ritorno e sul potenziale della Russia.
Non è ancora chiaro se il piano in 20 punti elaborato da Kiev e Washington incasserà alla fine il via libera di Mosca: molti continuano a dubitare che il Cremlino sia veramente interessato a chiudere la guerra, come dimostrato dagli incessanti attacchi in Ucraina. Aumentando la pressione sul campo, sabato la Russia ha bombardato Kiev e la sua regione, privando di elettricità per ore più di un milione di famiglie, per poi annunciare la conquista di due nuove città nell’Ucraina orientale. «Anche Kiev ha colpito duro», ha risposto Trump a chi gli chiedeva dei recenti pesanti raid di Mosca. Il Cremlino continua a insistere nel ritiro completo degli ucraini dal Donbass, mentre gli ucraini premono per un congelamento delle linee di battaglia.
Il presidente ucraino ha presentato questa settimana la nuova versione del documento, rielaborato dopo aspre trattative richieste da Kiev, che riteneva la prima versione troppo vicina alle richieste russe. La nuova versione propone un congelamento delle posizioni attuali senza offrire una soluzione immediata alle rivendicazioni territoriali della Russia, che controlla circa il 20% dell’Ucraina. Il documento abbandona anche due richieste chiave del Cremlino: il ritiro delle truppe ucraine dalla regione di Donetsk e un impegno giuridicamente vincolante da parte dell’Ucraina a non aderire alla Nato.
«Penso che tra qualche settimana sapremo in un modo o nell’altro» se i colloqui hanno dato i loro frutti, ha dichiarato il presidente americano al termine dell’incontro con l’omologo ucraino, aggiungendo che i negoziati sono stati «molto difficili». «Difficile» è in particolare la questione del Donbass, ha dichiarato Zelensky. «Conoscete la nostra posizione e dobbiamo rispettare la nostra legge e il nostro popolo e il territorio che controlliamo. La nostra attitudine è molto chiara» e «abbiamo posizioni diverse con la Russia», ha spiegato il presidente ucraino in una conferenza stampa congiunta con Donald Trump.
I team negoziali di Stati Uniti e Ucraina si incontreranno nelle prossime settimane per affrontare questo e altri punti ancora in sospeso. Zelensky inoltre ha annunciato che in gennaio a Washington si terrà un incontro con i leader europei. Un incontro a tre Zelensky/Putin/Trump ci sarà «al momento giusto», si è limitato a dire il presidente americano.