Condanna all'ergastolo in Francia per Frédéric Péchier, il medico anestesista di 53 anni accusato di aver consapevolmente avvelenato 30 pazienti di età compresa tra i 4 e gli 89 anni, dodici dei quali sono morti, tra il 2008 e il 2017 in due cliniche private di Besançon, nel Dipartimento del Doubs. La condanna alla massima pena era stata invocata nei giorni scorsi dall'avvocato generale della Corte, Christine de Curraize, che ha definito l'imputato un "serial killer".
All'annuncio del verdetto, il legale della difesa, Randall Schwerdorffer, ha comunicato l'intenzione di ricorrere in Appello. "Verrà incarcerato immediatamente", ha dichiarato da parte sua la presidente del tribunale, Delphine Thibierge, chiudendo così un processo ad alta intensità emotiva durato tre mesi e mezzo. Dall'inizio dell'inchiesta, nel 2017, Péchier non ha ancora scontato un solo giorno di prigione. A lui è stato anche imposto il definitivo divieto di "esercitare la professione medica".
I giudici hanno dunque seguito le richieste dell'accusa, che aveva invocato l'ergastolo contro l'ex medico star, presentato come "uno dei più grandi criminali della storia", reo di aver "usato la medicina per uccidere". Al contrario, il suo legale ha chiesto fino all'ultimo l'assoluzione pura e semplice, per assenza a suo avviso di prove certe. Schwerdorffer ha ribadito di essere sicuro dell'innocenza del suo assistito: ha quindi annunciato il ricorso in Appello e ha chiesto la rimessa in libertà del suo assistito. "È la fine di un incubo", ha dichiarato da parte sua Sandra Simard, una delle vittime, presente in tribunale. "Passeremo il Natale un po’ più tranquilli", ha dichiarato un'altra vittima, Jean-Claude Gandon, citato dall'agenzia France Presse nel giorno del verdetto.
In aula a Besançon era presente anche la famiglia del medico, giunta a sostenerlo, con le figlie che hanno lasciato la sala in lacrime all'annuncio della sentenza. Quanto a lui, è rimasto impassibile, lo sguardo fisso. "È una persona molto riservata, non particolarmente espansivo nelle sue emozioni", ha spiegato Schwerdorffer alla stampa francese. La sentenza giunge dopo 15 settimane di udienze e testimonianze a volte molto crude e toccanti. Parlando davanti ai giudici lunedì, Péchier ha ribadito la sua innocenza. "Non sono un avvelenatore", ha sostenuto, nonostante l'accusa parli di "prove schiaccianti" a suo carico.
L'anestesista è accusato, in particolare, di "aver avvelenato pazienti sani, per danneggiare colleghi con cui era in conflitto" e poi dimostrare le sue capacità di eroe rianimatore. Secondo quanto emerso durante il processo, usava avvelenare le flebo con dosi di potassio, anestetici locali, adrenalina ed eparina, per causare un arresto cardiaco o emorragie ai pazienti in cura dai suoi colleghi. L'obiettivo, secondo la Procura, era quello di "colpire psicologicamente" i camici bianchi con cui era in conflitto per "alimentare la sua sete di potenza". Dopo aver respinto questa tesi durante l'istruttoria, Péchier ha riconosciuto, nel corso del processo, che un avvelenatore ha effettivamente agito in una delle due cliniche private in cui esercitava, pur assicurando che non era lui. Ora il carcere, in attesa dell'Appello.