Sebastien Lai invita l'esecutivo di Keir Starmer a porre il rilascio del padre come precondizione per rapporti più stretti con Pechino; la risposta del Foreign Office non basta
Il governo di Keir Starmer deve "fare di più" per cercare di ottenere dalla Cina e dalle autorità di Hong Kong la liberazione di Jimmy Lai, il 78enne magnate dei media e oppositore "pro-democrazia" riconosciuto oggi colpevole da un tribunale dell'ex colonia britannica, resa a Pechino nel 1997, di "sedizione e collusione" con attori stranieri in violazione della draconiana legge locale sulla sicurezza nazionale. Lo ha detto suo figlio Sebastien in una conferenza stampa a Londra.
"È tempo di passare dalle parole alle azioni e di fissare il rilascio di mio padre come una precondizione di relazioni più strette con la Cina", ha invocato Sebastien Lai, facendo riferimento alle oscillazioni del governo Starmer verso Pechino: segnate da tensioni perduranti su temi quali le interferenze imputate allo spionaggio cinese o il rinvio del via libera al trasferimento dell'ambasciata del Dragone a Londra in una nuova mega-sede diplomatica, ma anche da tentativi di disgelo sul fronte economico-commerciale e politico dopo un decennio di gelo.
Secondo Lai junior, il comunicato con cui il Foreign Office ha denunciato nelle scorse ore la condanna del padre come politicamente motivata, sollecitandone la scarcerazione, non rappresenta una reazione sufficiente.