Il premier difende il PSOE, assicura trasparenza contro corruzione e abusi e sostiene il candidato indagato in Estremadura
"Abbiamo commesso errori, come tutti. Ma dobbiamo sempre ricordare ciò che è importante, ed è che tutti i diritti e tutte le libertà delle donne sono venuti dalla mano delle donne e del Partito socialista operaio spagnolo. Tutti". È quanto ha assicurato oggi il premier iberico, Pedro Sánchez, in un meeting a Cáceres in vista delle elezioni di domenica 21 dicembre nella regione centro-occidentale dell'Estremadura.
Nel rispondere alle critiche al PSOE per non aver agito tempestivamente alle accuse di molestie sessuali mosse da militanti a dirigenti di spicco socialisti, in un momento di particolare crisi provocata anche dalle numerose inchieste di presunta corruzione nelle file del partito, Sánchez ha escluso un ritorno anticipato alle urne, invocato dal Partido Popular e da Vox all'opposizione. E ha assicurato che il PSOE agisce "con determinazione e trasparenza" contro la corruzione e gli abusi sessuali.
"Abbiamo approvato una legge che ha reso obbligatorio per tutti i partiti incorporare i protocolli di lotta contro gli abusi e le molestie alle donne. Il PSOE ha avviato questo protocollo, non sappiamo se lo hanno fatto altre formazioni", ha ricordato Sánchez nell'evento a sostegno del candidato del PSOE a governatore dell'Estremadura, Miguel Ángel Gallardo, attualmente indagato nel processo per presunto abuso d'ufficio e traffico di influenze che vede imputato David Sánchez, il fratello del premier.
Sánchez si è domandato se "valga la pena governare, anche se in queste circostanze", per rispondere: "Ovviamente, sì". "Agli spagnoli dà reddito questo governo: dà reddito ai pensionati con l'aumento delle pensioni; ai giovani con le borse di studio; ai lavoratori con l'aumento del salario minimo interprofessionale; alle donne che soffrono violenza di genere, perché difendiamo i loro diritti e non facciamo marcia indietro", ha assicurato il premier. Che non ha previsto un "profondo rimpasto" del governo, pur sollecitato dalla forza di sinistra Sumar alleata nell'esecutivo di minoranza.