Estero

Braccio di ferro Mosca-Kiev, 'piano Zelensky inaccettabile'

12 dicembre 2025
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Donald Trump vuole un accordo sull'Ucraina sotto l'albero di Natale, anche perché dal prossimo anno entrerà in modalità Midterm, concentrandosi di più sul fronte interno per non perdere il Congresso. Ma non si intravede ancora un Santa Claus capace di accontentare tutti: americani, europei, ucraini e russi.

Intanto è già saltato l'incontro cruciale previsto inizialmente sabato a Parigi, a livello di consiglieri per la sicurezza di Francia, Germania, Regno Unito, Ucraina, mentre la partecipazione degli Usa (con la coppia Witkoff-Kushner) non era ancora confermata definitivamente.

"Ci andremo solo se ci sono buone chance, non vogliamo perdere troppo tempo", aveva avvisato Trump, ribadendo comunque la sua disponibilità ad offrire assistenza all'Ucraina come parte di un accordo di sicurezza per porre fine alla guerra con la Russia. Una fonte dell'Eliseo ha minimizzato, negando che la mancata riunione sia sintomo di posizioni più lontane fra Europa, Ucraina e Stati Uniti e spiegando che "ci sono altri modi di parlarsi e molte cose da fare e non si ha il tempo di viaggiare".

"D'altra parte oggi c'è stata già un'eccellente riunione fra i negoziatori ucraino e americano con i consiglieri per la sicurezza di Gran Bretagna, Francia e Germania", ha aggiunto.

Un incontro chiave si terrà lunedì a Berlino, dove Volodymyr Zelensky vedrà i leader di Germania, Francia, Gran Bretagna e Italia. La cancelleria ha fatto sapere che all'incontro "si uniranno numerosi leader europei, come pure i capi della UE e della Nato".

Le discussioni potrebbero concentrarsi sulle garanzie di sicurezza ma anche sull'utilizzo - sbloccato oggi da Bruxelles - di circa 200 miliardi di euro di beni russi congelati in Belgio per finanziare lo sforzo bellico dell'Ucraina e, in parte, la sua ricostruzione.

Mosca intanto continua a mettere le mani avanti, avvertendo che potrebbe respingere l'ultima bozza del piano americano modificata con le integrazioni ucraine. "Non l'abbiamo ancora ricevuta. Quando la vedremo, potremmo non gradire molte cose", ha spiegato il consigliere diplomatico del Cremlino, Iuri Ushakov. Quindi ha ripetuto una delle linee rosse: in Ucraina ci potrà essere un cessate il fuoco "solo dopo il ritiro delle truppe ucraine" dal Donbass, che altrimenti verrà preso con la forza.

Secondo Zelensky, Washington vorrebbe che le forze ucraine si ritirassero dalla parte della regione di Donetsk (Ucraina orientale) ancora sotto il loro controllo, che dovrebbe diventare una "zona economica libera" smilitarizzata, senza pretendere lo stesso dalle truppe occupanti.

In cambio, l'esercito russo si ritirerebbe dalle aree molto limitate conquistate nelle regioni di Sumy, Kharkiv e Dnipropetrovsk (Ucraina settentrionale, nord-orientale e centro-orientale), ma manterrebbe territori più ampi nelle regioni di Kherson e Zaporizhzhia (Ucraina meridionale).

Il presidente ucraino ha sottolineato che, in ogni caso, sarebbero necessarie "elezioni" o un "referendum" in Ucraina per decidere sulle questioni territoriali. E il suo ufficio ha definito "errate" le interpretazioni di Le Monde secondo cui Kiev sarebbe disposta ad accettare la creazione di una cosiddetta "zona cuscinetto" nel Donbass. Intanto il leader ucraino ha visitato i soldati ucraini nella zona di Kupyansk e si è congratulato con loro per una rara avanzata che avrebbe consentito di riconquistare diversi distretti di questa città chiave, nella regione di Kharkiv, così come altre due città vicine.

Un altro nodo dei negoziati è l'ingresso di Kiev nella Ue: secondo la proposta discussa da funzionari statunitensi e ucraini con il sostegno di Bruxelles, rivela il Financial Times, l'Ucraina dovrebbe aderire all'Unione Europea entro il primo gennaio 2027. Ma Bruxelles dovrebbe superare il veto di Orbán e rivedere completamente il proprio sistema di ammissione di nuovi membri, dato che Kiev non ha ancora completato ufficialmente nemmeno una delle 36 fasi di adesione all'UE. Insomma, come ha ammesso il cancelliere tedesco Friedrich Merz, ci sono "ancora tante questioni aperte".