I 27 avviano la procedura scritta per bloccare i fondi russi con il TFUE a maggioranza qualificata; Orbán parla di violazione del diritto e 'dittatura di Bruxelles'
Il premier ungherese Viktor Orbán ha criticato la decisione di ieri dell'UE di rinnovare a tempo indeterminato le sanzioni che immobilizzano gli asset russi in Europa usando l'articolo 122 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), articolo che permette di approvare misure di emergenza economica a maggioranza qualificata, non richiedendo quindi l'unanimità.
Concretamente, ieri i 27 hanno avviato la procedura scritta - dando cioè il voto alle capitali - sulla proposta di usare l'articolo 122 per congelare in perpetuo i fondi della Banca centrale russa (per sbloccarli servirà il voto a maggioranza qualificata). La presidenza danese è sicura che ci sia il sostegno necessario. Poi si passerà al meccanismo per dare il denaro all'Ucraina. E qui la partita si fa più complicata. E non c'è solo il Belgio, in cui ha sede la società di servizi finanziari Euroclear dove sono bloccati i conti degli asset russi, ad essere scettico.
"Bruxelles sta attraversando il Rubicone", ha detto Orbán, puntando il dito contro una procedura che permette all'UE di eliminare "il requisito dell'unanimità con un tratto di penna, in modo chiaramente illegale". "Con la decisione (di ieri) lo Stato di diritto nell'UE giunge al capolinea e i leader europei si pongono al di sopra delle regole".
Il premier ha parlato di "danni irreparabili all'Unione". "Invece di salvaguardare il rispetto dei trattati dell'UE, la Commissione europea sta violando sistematicamente il diritto europeo, in modo da poter continuare la guerra in Ucraina, che è chiaramente impossibile da vincere", ha spiegato.
"Tutto questo avviene alla luce del sole, a meno di una settimana dalla riunione del più importante organo decisionale dell'Unione europea, il Consiglio europeo dei capi di Stato e di governo. Di conseguenza lo Stato di diritto nell'UE viene sostituito dal dominio dei burocrati, ovvero da una dittatura di Bruxelles".