Estero

Colloqui per Gaza in fase critica, Qatar chiede il ritiro totale di Israele

Doha sollecita lo schieramento immediato della Forza internazionale e denuncia violazioni del cessate il fuoco; timori per l'apertura unilaterale di Rafah

6 dicembre 2025
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I colloqui per Gaza sono a un "punto critico", perché quella che il presidente americano Donald Trump chiama "pace" è solo una tregua "incompleta", almeno finché "Israele non si ritirerà del tutto" dalla Striscia. Il monito arriva dal premier del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman al-Thani, tra i mediatori del cessate il fuoco insieme a Stati Uniti ed Egitto, che stanno lavorando per passare alla cosiddetta fase due del piano USA.

E dal palco del Forum di Doha arriva l'appello a mobilitare rapidamente la Forza internazionale di stabilizzazione prevista dall'accordo, nonostante Hamas debba ancora restituire il corpo dell'ultimo ostaggio, il poliziotto Ran Gvili.

"Abbiamo bisogno di schierare questa forza il prima possibile sul terreno, perché una parte, che è Israele, viola il cessate il fuoco ogni giorno", ha avvertito il ministro degli esteri egiziano Badr Abdelatty.

Egitto e Qatar, con altri sei paesi a maggioranza musulmana, hanno inoltre ribadito la loro preoccupazione per l'annuncio di Israele di voler aprire nei prossimi giorni il valico di Rafah solo per l'uscita dei palestinesi dalla Striscia. L'apertura della frontiera dovrà essere nelle due direzioni e servirà "a convogliare l'aiuto umanitario e medico", e non a senso unico per "trasferire i residenti" di Gaza altrove, hanno ammonito.

La Turchia, paese garante del cessate il fuoco, ha affermato che i negoziati sui diversi nodi della Forza di pace (ISF) sono in corso: in particolare esiste "un grande interrogativo" su quali paesi formeranno il contingente che nelle intenzioni di Trump sarà composto da circa 20.000 militari, quale la struttura di comando, le regole di ingaggio e la "prima missione", ha spiegato a Doha il ministro turco Hakan Fidan.

Secondo Ankara - che preme per partecipare nonostante il "no" di Israele - il principale obiettivo della Forza dovrà essere quello di "separare israeliani e palestinesi lungo il confine", ha aggiunto Fidan. Nella fase 2 del piano, infatti, l'ISF dovrà ulteriormente ritirarsi dalla Striscia fino al ridosso del territorio di Israele in parallelo con il disarmo di Hamas, che tuttavia non è disposto a cedere del tutto le armi. "Ma dobbiamo essere realistici - ha avvertito il ministro turco -. Il disarmo non può essere la priorità in questo processo".

Anche il presidente dell'Autorità nazionale palestinese (ANP) Abu Mazen, in una telefonata con il cancelliere tedeco Friedrich Merz, ha esortato ad avanzare alla fase 2 del piano per fermare "i tentativi di Israele di minare la soluzione a due Stati". Merz ha a sua volta invitato il leader palestinese ad attuare le "riforme urgentemente necessarie" affinché l'ANP possa "svolgere un ruolo costruttivo" nel dopoguerra a Gaza.

Merz è poi partito per la Giordania, breve tappa prima di volare in Israele per la sua prima visita da cancelliere. Vedrà il premier Benyamin Netanyahu dopo lo strappo dell'estate per l'embargo parziale all'esportazione di armi verso lo Stato ebraico, stabilito da Berlino di fronte all'intensificarsi dell'offensiva israeliana nella Striscia, e poi rientrato con il cessate il fuoco.

La "particolare importanza" delle relazioni tra la Germania e Israele "non esclude di poter criticare alcuni aspetti" della politica di Netanyahu, ha spiegato il portavoce di Merz. E a riprova dell'alleanza, nei giorni scorsi Israele ha consegnato alle forze armate tedesche il suo sistema di difesa missilistica Arrow 3, dispiegato per la prima volta all'estero, in seguito a un contratto di 4 miliardi di euro.