Trilogo apre la strada al via libera; la Commissione punta a prestiti a Kiev usando beni russi, decisione chiave al summit del 18 dicembre
Gas e asset, con la consapevolezza che la pace, in Ucraina, resta un'utopia. L'Ue risponde a Vladimir Putin e lo fa puntando ancora una volta alle casse del Cremlino. Una doppia mossa, quella di Palazzo Berlaymont, che se da un lato alza il livello della guerra di nervi e di soldi con Mosca, dall'altro non è priva di ombre nella sua applicazione finale.
L'accordo tra Consiglio e Parlamento europei - il cosiddetto trilogo - sullo stop al gas russo è il preludio di un rapido via libera finale.
Diverso il caso dell'uso degli asset congelati di Mosca. Ursula von der Leyen ha alleggerito alcuni aspetti dello strumento, rafforzandone la rete di garanzie. La partita della presidente della Commissione resta tuttavia aperta e il Belgio, che detiene gran parte dei beni congelati di Mosca, ha già anticipato che la sua posizione resta contraria.
Sull'uso degli asset l'appuntamento chiave resta quello del summit europeo del 18 dicembre. È a quel tavolo che la Commissione cercherà il consenso politico necessario per avviare poi l'iter dei diversi regolamenti pensati per i prestiti a Kiev. Entro il secondo trimestre del 2026 la Commissione vuole vedere le prime erogazioni.
Kiev, ha ricordato l'esecutivo comunitario, avrà bisogno di 135 miliardi nei prossimi due anni. Risorse che servono da un lato ad aumentare la capacità militare ucraina, dall'altro ad avviare la ricostruzione di un Paese colpito da quasi quattro anni di guerra. A Bruxelles, l'aria di una possibile prossima pace targata Steve Witkoff non ha attecchito.
Dall'altra parte, il Cremlino continua a tenere alto lo scontro, incolpando gli europei di non volere il successo del negoziato e avvertendoli che lo stop al gas russo "peserà" sull'economia del Vecchio continente. "Sin dall'inizio l'Ucraina ha potuto fare affidamento sull'Europa. Dobbiamo far sì che la guerra costi per Putin", è stata la replica di von der Leyen.
Sull'uso dei beni russi, per la Commissione il punto è quasi di principio: per l'Ue la Russia ha il dovere legale di pagare i danni della sua offensiva. Le proposte in campo, non a caso, prevedono che i beni di Mosca non siano scongelati fino a che le condizioni per una "pace giusta e duratura" richieste dall'Ue non siano soddisfatte.
Nello schema presentato da von der Leyen e dal commissario Ue all'Economia Valdis Dombrovskis si prevede di erogare prestiti sulla base del bilancio comune o, appunto, dell'uso degli asset. E non si esclude di ricorrere a entrambi gli strumenti. Con una differenza importante: per attingere dal debito Ue serve l'unanimità dei 27, per l'uso degli asset - secondo la Commissione - basta la maggioranza qualificata.
È su questo punto che von der Leyen tenterà di forzare la mano in vista del summit dei 27. Una maggioranza qualificata, in teoria, è possibile trovarla, anche con i no della solita Ungheria e del Belgio. Ma la sfida resta rischiosa. Il governo di Bart De Wever ha già fatto sapere di ritenere la proposta "insoddisfacente", sebbene von der Leyen abbia precisato di aver tenuto conto di tutte le preoccupazioni del Belgio.
Il piano è stato subito illustrato alla riunione dei Rappresentanti Permanenti, in un incontro interlocutorio. Nelle prossime ore un gruppo di esperti farà il punto sui complessi aspetti legislativi della proposta.
Più agile l'ultima curva che attende l'iter del RepowerEu con lo stop totale - ma graduale - al gas russo. I contratti di fornitura a breve termine conclusi prima del 17 giugno 2025 dovranno essere interrotti entro il 25 aprile 2026 per il GNL, il gas naturale liquefatto, e dal 17 giugno 2026 per il gas da gasdotto. Per i contratti a lungo termine di GNL il divieto si applicherà dal primo gennaio 2027.
"È una giornata storica per l'Ue", ha scandito von der Leyen annunciando l'accordo nel trilogo. Tuttavia, anche in questo caso, i giochi potrebbero non essere chiusi. "Faremo ricorso alla Corte Ue", ha tuonato l'Ungheria, tra i Paesi strettamente dipendenti dal gas russo. E con un Viktor Orbán sempre più a suo agio nei panni della longa manus dello Zar.