La commissione parla di 'fallimenti sistemici' e gestione 'caotica' che portarono all'archiviazione delle accuse contro i trentenni Cash e Berry, escludendo una cospirazione interna
Un rapporto del parlamento di Westminster ha escluso che il governo laburista del premier Keir Starmer abbia fatto pressioni per far archiviare l'indagine su due ricercatori britannici trentenni - Christopher Cash e Christopher Berry - sospettati di spionaggio a favore della Cina.
L'indagine è stata fatta cadere prima del processo dalla Procura della Corona, i cui vertici avevano successivamente rinfacciato all'esecutivo di non aver dato loro mano libera nella raccolta degli indizi, non avendo formalmente classificato Pechino come "minaccia alla sicurezza nazionale".
Secondo il dossier redatto dalla commissione congiunta di deputati e lord che si occupa di sicurezza nazionale, alla base dell'archiviazione ci sono stati "fallimenti sistemici" e una gestione "caotica" che ha portato la procura a far cadere le accuse nei confronti di Cash e Berry, sospettati di aver passato materiale sensibile a un agente dell'intelligence cinese.
Il caso aveva scatenato forti polemiche contro il governo, costretto a pubblicare alcuni documenti sul coinvolgimento dei propri apparati nell'indagine sui due ricercatori.
Nel rapporto si parla in particolare di "falle e carenze nella comunicazione, nel coordinamento e nel processo decisionale" tra il governo e la procura, che "non devono ripetersi", ma si esclude una qualche forma di cospirazione mossa dall'interno dell'esecutivo.
La vicenda si inserisce nel quadro dei rapporti diplomatici tra Londra e Pechino che Starmer ha cercato di rilanciare all'insegna del disgelo.
Proprio ieri però il governo britannico ha nuovamente rinviato la sua decisione sulla realizzazione della nuova ambasciata cinese a Londra, destinata a diventare la più grande sede diplomatica del Dragone in Europa, provocando una condanna da parte di Pechino.