Bruxelles chiederà assunzioni locali e trasferimento di know‑how in settori come le batterie; flussi cinesi verso l'Ue aumentati dell'80% a 9,4 miliardi
La Commissione europea prepara un inasprimento delle norme sugli investimenti esteri per garantire che le aziende cinesi non traggano vantaggio dal mercato aperto senza generare benefici per i lavoratori locali.
Lo riferisce l'edizione europea del Financial Times in un'intervista al commissario all'industria dell'Unione Stéphane Séjourné, secondo cui i criteri dovrebbero «garantire che gli investimenti stranieri non vadano solo a componenti assemblati all'estero» ma contribuiscano al «funzionamento dell'intera catena del valore europea».
Le norme riviste, attualmente in discussione presso l'esecutivo comunitario, dovrebbero essere presentate a dicembre. Bruxelles intende stabilire che gli investitori stranieri dovranno assumere lavoratori locali e, in alcuni settori come quello delle batterie, trasferire il know‑how tecnologico. Séjourné ha dichiarato inoltre di avere la «stessa agenda» di Trump sulla reindustrializzazione, con «l'unica differenza che useremo strumenti diversi dai dazi per la politica industriale». Il quotidiano finanziario ricorda che i flussi di investimenti diretti esteri dalla Cina verso l'Ue sono aumentati dell'80% rispetto al 2023, raggiungendo i 9,4 miliardi di euro lo scorso anno.