Il presidente valuta la possibile rimozione di Andriy Yermak e convoca Consiglio Supremo, vertici della Rada e il partito Servitore del Popolo
Dopo il tour europeo per ottenere gli aiuti militari, è iniziato il repulisti interno per riguadagnare fiducia sia nell'opinione pubblica ucraina sia nel percorso di avvicinamento all'Ue. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, dopo lo scandalo di corruzione nel settore energetico che ha travolto diversi funzionari e politici locali, giovedì terrà un Consiglio Supremo sul dossier, incontrerà poi i più alti dirigenti della Verkhovna Rada (il Parlamento ucraino) e vedrà infine i membri del suo partito, Servitore del Popolo. La partita del presidente non è facile. Lo scandalo, il più grave mai scoperto dall'inizio della guerra, ha innescato una sorta di resa dei conti nella politica nazionale, con possibili vittime eccellenti.
I media locali, infatti, in queste ore ipotizzano la defenestrazione addirittura del potentissimo Andriy Yermak, a capo dell'ufficio presidenziale e vero e proprio braccio destro di Zelensky. Il leader di Kiev, nei giorni scorsi, si è confrontato con alcuni suoi collaboratori e con alcuni membri di Servitore del Popolo. E in tanti avrebbero suggerito di silurare Yermak, non da tutti amato nel partito. "È più facile contare le persone nella nostra Rada che non hanno chiesto il suo licenziamento. È chiaro che non c'è un ricatto diretto, ma se questo non accadrà, la fazione crollerà da sola", ha detto, restando anonima, una fonte parlamentare all'Ukrainska Pravda. Secondo le indiscrezioni raccolte Zelensky avrebbe già un sostituto in tasca: l'ex ambasciatrice di Kiev a Washington, Oksana Markarova.
Al di là delle ipotesi in campo giovedì, per Zelensky sarà un po' il giorno della verità sul fronte interno. La tangentopoli energetica da oltre cento milioni di dollari è stato un colpo durissimo per il presidente e il suo partito. Lo scandalo è stato smascherato proprio mentre in Ucraina migliaia di persone, a causa degli attacchi russi, sono alle prese con la mancanza di energia. "Se il presidente non prenderà decisioni difficili, questa potrebbe davvero essere la fine di tutto", ha detto un'altra fonte parlamentare ai media locali.
Ma Zelensky ha fretta anche sul fronte europeo. Lo scandalo ha alimentato le perplessità di chi considera Kiev affatto pronta ad aderire all'Ue. Ed è diventato uno strumento di chi non è mai stato un amico del presidente ucraino, vedi il premier ungherese Viktor Orban o il ministro italiano delle infrastrutture e dei trasporti Matteo Salvini.
Per il leader di Kiev è necessario chiudere la parentesi almeno prima del 10 dicembre, quando i ministri per gli Affari Ue si vedranno simbolicamente a Leopoli per fare il punto sull'allargamento. Servono "dure garanzie" da inserire nei futuri trattati di adesione in modo da assicurare che "l'integrità della nostra Unione è tutelata", ha avvertito la commissaria Ue Marta Kos al Forum sull'Allargamento, facendo riferimento non solo al rischio che entrino Stati corrotti ma che siano anche "cavalli di Troia" dei nemici esterni dell'Ue.