Estero

Ong chiedono il rilascio dell'avvocata egiziana Hoda Abdelmonem dopo sette anni di detenzione

Le organizzazioni denunciano vessazioni giudiziarie, condizioni di salute critiche e un terzo processo fissato per il 16 dicembre

17 novembre 2025
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Una decina di organizzazioni per i diritti umani hanno firmato un appello per la liberazione di Hoda Abdelmonem, 66 anni, avvocato presso la Corte di Cassazione ed ex membro del Consiglio Nazionale Egiziano per i Diritti Umani, da sette anni in carcere con accuse di terrorismo e che il prossimo 16 dicembre vedrà celebrarsi un terzo processo a suo carico.

La donna - affermano le ong - "è stata sottoposta a continue rappresaglie e vessazioni giudiziarie per oltre sette anni a causa del suo lavoro di documentazione e denuncia delle violazioni dei diritti umani."

Le organizzazioni firmatarie sottolineano che la sua continua detenzione è "ingiustificabile, soprattutto considerando le sue condizioni di salute critiche e potenzialmente letali, poiché soffre di malattie croniche che richiedono cure mediche urgenti e continue".

Questa è la terza volta che Abdelmonem viene processata per "adesione" o "finanziamento" di un'organizzazione terroristica. È stata arrestata per la prima volta il primo novembre 2018 nella sua abitazione. È rimasta in detenzione preventiva illegale per oltre tre anni prima che un Tribunale d'Emergenza per la Sicurezza dello Stato emettesse una condanna inappellabile a cinque anni per "appartenenza a un gruppo terroristico", assolvendola al contempo dalle accuse di finanziamento del terrorismo.

"Il 31 ottobre 2023 - aggiunge l'appello -, Abdelmonem avrebbe dovuto essere rilasciata dopo aver scontato l'intera pena ma le autorità l'hanno assegnata a un nuovo caso e l'hanno portata davanti alla Procura Suprema per la Sicurezza dello Stato nel caso 730/2020 con le stesse accuse". Dopo una serie di rinnovi della detenzione, è stata rinviata a giudizio con le accuse di "adesione e finanziamento a un gruppo terroristico" e "accordo criminale per commettere un reato di terrorismo", senza essere confrontata con alcuna prova o testimone, secondo le ong.

Negli ultimi sette anni, la salute della donna è gravemente peggiorata. Ad agosto ha subito due infarti consecutivi nel giro di una sola settimana. Soffre inoltre di trombosi venosa profonda cronica e trombosi polmonare. Preoccupata per le sue condizioni, sua figlia Gehad Khaled Badawy ha chiesto la grazia presidenziale per la madre, richiesta che ora ha l'appoggio di numerose ong, tra cui la Federazione internazionale per i diritti umani.