Obiettivo della protesta è quello di chiedere al brand di partecipare al tavolo aperto alla Provincia di Prato, a cui hanno aderito altri committenti, per assicurare il pagamento degli stipendi e la continuità occupazionale per i 18 operai. "Andremo avanti a oltranza aspettando un riscontro dall'azienda sulla loro presenza al prossimo tavolo", dicono dal sindacato Sudd Cobas che sta supportando gli operai nella vertenza. All'esterno vengono intonati cori "Basta lavoro 12 ore", con operai e sindacalisti dietro lo striscione "Mai più schiavi", mentre mostrano cartelli con scritto "Patrizia Pepe, se non sei la soluzione, sei parte del problema" e "Non siamo usa e getta, il posto di lavoro non si tocca".
"Dopo aver ricevuto porte chiuse in faccia per due mesi, oggi teniamo aperte noi quelle della loro boutique - continuano da Sudd Cobas -. Le vetrine stasera restano ad illuminare la realtà di un sistema ingiusto e malato che regge le filiere di Patrizia Pepe. Se il brand non siede al tavolo, noi non ce ne andiamo". "Oggi dalle vetrine non si vedono solo i costosi vestiti del brand, ma anche gli operai che li fabbricano e che sono stanchi di essere trattati come merce a basso costo usa e getta - dicono ancora dal sindacato Sudd Cobas -. La rabbia è tanta, dopo più di due mesi passati senza stipendio. Su quegli stipendi, Patrizia Pepe come gli altri committenti sono per legge responsabili in solido, ma il brand si rifiuta di mettere mani al portafoglio. Patrizia Pepe ci dica cosa ha in contrario al percorso avviato con altri brand per garantire un futuro di lavoro e di diritti a questi operai, garantendo quindi che le proprie commesse in futuro vengano lavorate in condizioni di regolarità".
"Appalti e subappalti -concludono - non devono più essere l'escamotage per sfruttare senza freni il lavoro".