Il governo giapponese ha comunicato alla Corea del Nord la volontà di tenere un vertice tra i leader per risolvere definitivamente la questione dei cittadini giapponesi rapiti negli anni '70 e '80. Lo ha annunciato la premier Sanae Takaichi intervenendo a un incontro a Tokyo dedicato al dossier ancora irrisolto.
"Intendo parlare apertamente con Kim Jong Un per avere risultati concreti", ha dichiarato Takaichi, definendo i rapimenti una questione che "mette a repentaglio la vita delle vittime e la sovranità nazionale". La premier ha ribadito l'impegno a fare tutto il possibile durante il proprio mandato per raggiungere una svolta.
Il governo nipponico riconosce ufficialmente 17 casi di rapimento perpetrati da agenti nordcoreani tra gli anni Settanta e Ottanta, ma sospetta il coinvolgimento di Pyongyang in decine di altri casi. Nel 2023 cinque persone furono rimpatriate, dopo l'incontro storico tra l'allora premier Junichiro Koizumi e il leader nordcoreano Kim Jong Il.
L'ultima visita di un premier giapponese a Pyongyang risale al 2004, e da allora nessun vertice bilaterale si è più tenuto. Nel 2014, Pyongyang si impegnò a riaprire le indagini sui casi, ma il processo fu sospeso nel 2016 in seguito all'inasprimento delle sanzioni giapponesi dopo il test nucleare nordcoreano.
Nell'incontro della settimana scorsa con il presidente Donald Trump - che ha anche incontrato i familiari dei rapiti nella capitale nipponica - la premier Takaichi ha anche chiesto il sostegno di Washington.
Pur non avendo relazioni diplomatiche formali con Tokyo, Pyongyang insiste che la questione dei rapimenti è già risolta. Takaichi, tuttavia, ha detto di considerarla una "priorità assoluta", ribadendo che si impegnerà a risolvere questo dramma mentre i familiari sono ancora in vita.