Schizza il petrolio sui mercati mondiali dopo le sanzioni degli Stati Uniti ai colossi russi Lukoil e Rosneft, che rappresentano oltre il 50% della produzione petrolifera in Russia. Sul mercato di New York l'oro nero, versione WTI, vola a 62 dollari al barile (+6%) mentre il Brent del Mare del Nord s'impenna a 66 dollari al barile (+5,4%).
Le sanzioni dell'amministrazione Trump "mettono sotto scacco l'80% delle esportazioni di petrolio" della Russia, spiegano gli esperti dell'European Council of Foreign Relations (ECFR).
In precedenza, alla fine dell'amministrazione Biden, erano state imposte sanzioni già a GazpromNeft e Surgutneftegaz, la terza e la quarta compagnia petrolifera più grandi della Russia.
Complessivamente le sanzioni americane "coprono ora le quattro più importanti compagnie petrolifere russe", osserva Szymon Kardaś, analista presso il think tank europeo e ricercatore presso l'università di Varsavia.
Per Agathe Demarais, anche lei analista presso l'ECFR ed esperta di economia russa, le sanzioni statunitensi "complicheranno ulteriormente la difficile situazione fiscale di Mosca, con il settore petrolifero russo che dall'inizio dell'anno ha subito un doppio colpo".
Infatti, il prezzo di riferimento del petrolio Urals russo "è crollato di circa il 30% dal picco raggiunto all'inizio di gennaio, pesando sulle entrate fiscali": va considerato che il settore petrolifero "fornisce circa un terzo del bilancio del Cremlino ed è quindi cruciale per lo sforzo bellico russo", spiega l'analista.
Inoltre, dall'inizio dell'anno il rublo russo "si è apprezzato del 40% rispetto al dollaro statunitense, gravando ulteriormente sui proventi petroliferi una volta convertiti in valuta locale", osserva Demarais.
"Sarebbe una mazzata per Mosca se ci fosse un blocco totale delle importazioni di petrolio russo da parte di Cina e India, paesi che rappresentano quasi la metà dell'export russo", ha sottolineato il direttore di Ispi DataLab Matteo Villa, dopo notizie secondo cui le principali compagnie petrolifere statali cinesi hanno sospeso gli acquisti di greggio russo trasportato via mare in seguito alle sanzioni imposte dagli USA. E anche l'India, il maggiore acquirente di petrolio russo trasportato via mare, sarebbe pronto a ridurre drasticamente le importazioni da Mosca per non incappare in sanzioni secondarie.
"Le sanzioni sul petrolio alla Russia funzionano solo se sono sanzioni secondarie, cioè se puniscono anche quelli che fanno affari con la Russia", ha spiegato Villa, avvertendo che "se nel tempo il blocco dovesse perdurare sarebbe ovvio aspettarsi che il prezzo del petrolio schizzi, e non solo di 5 dollari come ha fatto oggi".
A livello mondiale l'export russo di greggio rappresenta "il 3% della domanda", ha fatto presente Villa. "L'economia mondiale è in una situazione migliore rispetto al 2022, siamo in un momento di surplus di produzione di petrolio e quindi lo shock non sarebbe tanto forte, però sarebbe un costo per noi", ha concluso il direttore di Ispi DataLab.