La tregua a Gaza "reggerà", le violenze di domenica scorsa non vogliono dire la fine del cessare il fuoco e il governo israeliano è stato "estremamente d'aiuto".
È "ottimista" il vicepresidente americano Jd Vance, in visita in Israele per assicurarsi che il piano per la pace di Donald Trump non deragli. Ma, al tempo stesso, riecheggiando le parole del tycoon ha avvertito Hamas: "Deve disarmarsi" e non uccidere altri palestinesi. Altrimenti - è il monito - "sarà annientato".
Il presidente americano aveva ribadito, appena poco prima, la stessa minaccia su Truth, aggiungendo che molti degli alleati degli Stati Uniti nella regione si sono detti pronti a "entrare a Gaza su mia richiesta" per "raddrizzare Hamas se continua a comportarsi male e a violare l'accordo". "Non ancora. C‘è ancora speranza che Hamas faccia la cosa giusta", avrebbe risposto loro Trump. "Ma, in caso contrario, la sua fine sarà rapida, feroce e brutale!".
La fazione palestinese ha annunciato la restituzione dei corpi di altri ostaggi uccisi, facendo salire il numero delle salme consegnate sulle 28 previste dall'accordo. Ma a preoccupare l'amministrazione Usa sarebbe stato negli ultimi giorni soprattutto l'atteggiamento di Israele. L'emiro del Qatar, Tamim bin Hamad al-Thani, ha denunciato le continue violazioni del cessate il fuoco da parte dello Stato ebraico.
E secondo il New York Times l'obiettivo del viaggio di Vance, preceduto dall'inviato speciale Steve Witkoff con il genero di Trump Jared Kushner, sarebbe proprio quello di assicurarsi che Benyamin Netanyahu non ponga fine alla tregua mandando in frantumi l'accordo.
Il vicepresidente vedrà il premier e potrebbe fare pressioni perché tutto prosegua secondo i piani. "Posso dire con certezza al 100% che l'accordo funzionerà? No", ha ammesso Vance parlando ai giornalisti: "Ma le cose difficili si realizzano solo provandoci". E ha invitato alla pazienza: "Per la pace e la ricostruzione di Gaza ci vorrà molto tempo. C’è ancora molto lavoro da fare", ha spiegato, aggiungendo che nemmeno per il disarmo di Hamas esiste una vera e propria scadenza: "Non credo sia opportuno dire che tutto questo debba essere fatto in una settimana".
Così come il recupero dei corpi di tutti gli ostaggi, ha avvertito, "non avverrà dall'oggi al domani": "Alcuni di questi sono sepolti sotto migliaia di chili di macerie. Di altri, nessuno sa nemmeno dove siano".
La parola chiave dell'amministrazione Usa sembra quindi essere ‘tempo’: tempo per la pace, tempo i corpi degli ostaggi, tempo per il disarmo di Hamas. E tempo anche per entrare nella fase due del piano Trump: la questione del futuro governo della Striscia è rinviata "finché non saranno garantite la sicurezza sia per i palestinesi che per gli israeliani e l'assistenza umanitaria a Gaza".
Parlando dal centro di coordinamento civile-militare che ospita il personale americano incaricato di monitorare l'attuazione del cessate il fuoco a Kiryat Gat, nel sud del Paese, Vance ha infine ribadito che "non ci saranno soldati americani a Gaza". Mentre Kushner ha riferito che si sta valutando "l'avvio della ricostruzione in aree che oggi sono sotto il controllo di Israele": nessun fondo, ha assicurato, andrà nelle zone ancora sotto il controllo di Hamas.
Netanyahu intanto ha sostituito il suo consigliere per la Sicurezza nazionale Tzachi Hanegbi con effetto immediato: membro di spicco del partito Likud, si sarebbe opposto al piano del premier di invadere Gaza City durante l'estate. Ma soprattutto è colpevole, agli occhi di Netanyahu, di aver ammesso la propria responsabilità per il "terribile fallimento del 7 ottobre" e di chiedere di "indagare a fondo per garantire che vengano apprese le lezioni necessarie e per contribuire a ripristinare la fiducia pubblica che è stata scossa". Indagine che Netanyahu continua a rimandare.