L'Fmi prevede un impatto fino allo 0,5% sulla crescita 2026-2027, avverte su debito in aumento e pressioni di bilancio
L'Europa va verso "una prospettiva di crescita mediocre nel medio termine" con diversi shock che, pur "superati abilmente", stanno cominciando a lasciare una ferita. In particolare "i dazi stanno iniziando a colpire e i prezzi dei titoli di stato stanno prezzando rischi elevati in un'incertezza continua".
Lo rileva il Fondo monetario internazionale nel suo Regional Economic Outlook per l'Europa, lanciando l'allarme sul "dare priorità ad angusti obiettivi nazionali piuttosto che a benefici comuni" e su "riforme per la crescita a livello nazionale che spesso non hanno sostegno interno": il rischio è che "la montagna di debito" di alcuni paesi aumenti di fronte a pressioni di bilancio e a un "necessario, significativo" consolidamento.
"L'incertezza e i dazi toglieranno alla crescita dell'area euro circa lo 0,5% nel 2026-2027", rilevano gli economisti dell'Fmi. "La spesa per la difesa e le infrastrutture avrà un effetto di compensazione, sia pure limitato, nel 2026-2027". Il continente deve ritrovare "una maggiore crescita a lungo termine" e "le soluzioni sono assolutamente alla sua portata", ma "i piani ambiziosi rischiano di venire annacquati".
"Senza una risposta politica decisa, le pressioni di spesa spingeranno il debito europeo su una traiettoria esplosiva" in un orizzonte di 15 anni, verso una media del 155% su base soppesata per stato, "dato che sono i paesi maggiori a detenere i rapporti debito/Pil più elevati". "L'Europa deve agire e deve farlo adesso" superando le divisioni nazionali, ha detto durante una conferenza stampa il direttore del dipartimento europeo del Fmi, Alfred Kammer.