Estero

Spagna: Sanchez blinda il diritto all'aborto, 'in Costituzione'

3 ottobre 2025
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Il premier spagnolo, Pedro Sanchez, ha annunciato una riforma costituzionale per blindare nella Magna Carta l'aborto, un diritto riconosciuto nel 1985, e sottrarlo alla battaglia ideologica agitata periodicamente dalle destre, non solo in Spagna.

Madrid segue così i passi della Francia, primo Paese in Europa a blindare l'8 marzo scorso il diritto all'Idv nella Carta, in controtendenza a quanto avvenuto negli Stati Uniti, che nel 2022 hanno posto fine alla sua protezione costituzionale.

La decisione dell'esecutivo iberico arriva dopo la polemica scatenata dal conservatore Partito Popular e da Vox al Comune di Madrid, dove è stata approvata una mozione che obbliga le donne che si sottopongono a interruzione volontaria di gravidanza a essere informate sui presunti rischi di una "sindrome post aborto", non riconosciuta dalla comunità scientifica. Sindrome che, secondo Vox, comporterebbe "depressione, un profondo sentimento di colpa, isolamento, anoressia o bulimia", fra le altre conseguenze.

Il sindaco di Madrid, José Luis Martinez Almeida (Pp), dopo aver appoggiato l'iniziativa, per il polverone di polemiche suscitato anche fra i Popolari, ha dovuto rettificare. E ammettere che la pseudo sindrome "non ha basi scientifiche", assicurando che le donne non saranno obbligate a ricevere queste informazioni.

"Oggi il Pp ha deciso di unirsi all'estrema destra. Che lo facciano pure. Ma non a scapito della libertà e dei diritti delle donne", ha dichiarato Sanchez. Il premier ha ribadito che l'esecutivo garantirà che alle donne non siano date informazioni ingannevoli, basate su credenze ideologiche e non su dati scientifici. "Nessun passo indietro sui diritti sociali", ha promesso, determinato a fare diga agli attacchi, nel "contesto globale di offensiva contro i diritti sessuali e riproduttivi".

La tutela dell'aborto nella Magna Carta prevede una procedura ordinaria, che richiederebbe la maggioranza qualificata dei tre quinti di entrambe le Camere e, dunque, anche i voti favorevoli dei Popolari. Che, attraverso il vicesegretario, Juan Bravo, hanno subito risposto picche.

E hanno accusato Sanchez di utilizzare le riforma costituzionale come "cortina di fumo per coprire i suoi problemi di corruzione". Ma il Pp è spaccato e sono molte le voci interne che biasimano il sindaco di Madrid per aver riaperto il vaso di Pandora dell'aborto e delle critiche bipartisan.

Non è la prima volta, infatti, che la destra spagnola attacca il diritto all'aborto. Dalla sua depenalizzazione nel 1985, ogni volta che il Pp ha governato ha cercato di limitarlo, come nel 2010 quanto tentò di restringerlo ai casi di violenza o grave pericolo per la salute della donna. O anche nel 2014, quando l'allora ministro di Giustizia, Aberto Ruiz Gallardon, presentò un progetto di riforma, ma fu costretto dalle proteste sociali a dimettersi.

La proposta di Sanchez trova le porte aperte di Sumar, gli alleati della sinistra nella coalizione di governo, con la vicepremier Yolanda Diaz, che già nel 2024 aveva ne aveva avanzata una simile. E ora spinge perché sia la sua a prevalere nel dibattito parlamentare.