La ministra dell'Interno britannica, Shabana Mahmood, ha auspicato oggi "un passo indietro" da parte dei manifestanti pro-palestinesi che da mesi protestano in gran numero contro l'escalation di Israele nella Striscia di Gaza, in omaggio al sanguinoso attacco di Yom Kippur contro la sinagoga ortodossa di Manchester e alle denunce di un clima d'odio generalizzato rilanciate dalla comunità ebraica.
La ministra del governo Starmer non ha suggerito alcun legame diretto, ma ha criticato il fatto che nella stessa giornata di ieri una dimostrazione pro-pal si sia svolta comunque, sfociando in una quarantina di fermi di polizia, e ha bollato questo atteggiamento come indifferente rispetto a quanto appena accaduto all'interno del Regno Unito e come "anti-britannico". "È importante in questo momento tracciare una linea fra ciò che accade in Medio Oriente e ciò che sta accadendo in patria", ha argomentato in un'intervista alla Bbc.
Quanto alle indagini - che proseguono dopo l'arresto ieri di presunti complici dell'aggressore ucciso, mentre il luogo dell'eccidio resta cordonato - Mahmood ha ribadito come il killer non risulti essere mai stato segnalato all'antiterrorismo e nemmeno al programma Prevent, creato per prevenire fenomeni di radicalizzazione incipiente nella società britannica, in particolare fra le comunità di radici islamiche.
Fonti di polizia sottolineano peraltro che il nome dell'uomo, identificato come Jihad al-Shamie (o al-Shami) - 35 anni, nato in Siria, rifugiato nel Regno prima della maggiore età e divenuto cittadino britannico nel 2006 - appare in effetti una sorta di pseudonimo: poiché al-Shami in arabo si traduce 'il Siriano'.
Intanto la Bbc ha certificato una foto in cui al-Shamie appare con un berretto che richiama il disegno di una kefiah.