L'Unione delle Comunità Ebraiche esprime cordoglio, denuncia il clima di odio dopo il Kippur e si dice preoccupata per una mobilitazione politica annunciata
"Nel giorno più sacro e solenne, invece di vivere con serenità una libertà garantita costituzionalmente, ci troviamo a barricarci nelle sinagoghe e a difenderci dal peggio - precisa l'Unione delle Comunità ebraiche. E mentre le libertà di culto, di uguaglianza e di non discriminazione sono compresse, assistiamo attoniti all'abuso di libertà che legittima ogni scatenamento di odio: manifestazioni, scioperi, editoria che, in nome della critica e della pacificazione in Medio Oriente, trasformano le piazze italiane in guerriglia e violenza". "Non è certo questo il senso del diritto umanitario. Le nostre preghiere, anche nell'intensa giornata di oggi, sono state per la liberazione degli ostaggi e per la pace - quella vera che porta convivenza e spensieratezza - anche per i nostri figli, senza più temere l'antisemitismo, e per il ritorno di un barlume di lucidità nelle menti offuscate da distorsione e slogan, sperando che quanto seminato nelle assise internazionali in questi ultimi giorni maturi realmente". "Siamo preoccupati per la giornata annunciata di mobilitazione a sostegno di un'iniziativa prettamente politica - ha aggiunto la presidente Ucei Noemi Di Segni -, non certo a favore dei lavoratori italiani o dei bambini di Gaza, che fa degli slogan, vuoti di reale significato ma colmi di istigazione alla violenza e all'odio, la sua bandiera. Il dibattito e le votazioni sulle mozioni hanno mostrato un'Italia divisa in due: quella sorda, che ripete slogan ovattati e legittima abuso dei diritti, e quella concreta che, nonostante il frastuono, cerca di fornire supporto a un faticoso percorso di pace".