Dal pacifismo alla guerriglia urbana, con auto incendiate e vetrine rotte, dalle richieste legittime di giovani cittadini agli arresti. La protesta dei giovani marocchini che si riconoscono sotto la sigla GenZ212 prosegue senza sosta da venerdì scorso, le manifestazioni si rincorrono di città in città, con chiamate via Tik Tok, così come la repressione.
L'appello per un sistema sanitario dignitoso, un'istruzione accessibile e di qualità e un minimo di giustizia sociale si è trasformato presto nell'indignazione dei manifestanti, dopo i numerosi arresti e dopo gli scontri con la polizia che voleva impedire le manifestazioni di piazza.
A tutto questo si è aggiunta la crescente frustrazione per le priorità di bilancio del governo, accusato di concentrare le proprie risorse su grandi eventi internazionali, come i Mondiali di calcio del 2030, a scapito dei servizi essenziali.
Infine, si è diffuso un sentimento di abbandono generazionale, alimentato dalla disoccupazione, dalla precarietà e dalla mancanza di chiare prospettive per il futuro. Quanto basta per accendere la miccia che dà via all'incendio nella notte scorsa.
La promessa di un incontro con i rappresentanti di governo non ha per il momento calmato gli animi. Alcuni osservatori parlano di un nuovo Hirak, la protesta che tra 2016 e 2017 sconvolse il Nord del Marocco, sempre per questioni di sviluppo e giustizia sociale.
A Inzegane, alla periferia di Agadir, città natale del premier Aziz Akhannouch, alcuni manifestanti a volto coperto hanno lanciato pietre contro la polizia, dato fuoco a veicoli ufficiali, auto private e attività commerciali, oltre a danneggiare un centro commerciale, filiali bancarie, uffici postali e farmacie. Una quarantina di manifestanti sono finiti a processo per direttissima.
Scontri anche ai bordi del Sahara, a Errachidia, a Guelmin, la porta del deserto, fino a Tan tan. Scene di guerriglia urbana sono state segnalate in numerosi centri della provincia di Agadir e anche a nord, a Oujda, dove si è sfiorata la tragedia con un ragazzo gravemente ferito e inizialmente dato per morto.
Le autorità, di fronte a un'improvvisa ondata di violenza, hanno mobilitato risorse significative per cercare di controllare i disordini. Gli appelli alla mobilitazione continuano a circolare sui social media e alla protesta dei giovani si aggiunge anche quella del sindacato dei giornalisti che ha denunciato "il comportamento umiliante e inappropriato" delle forze dell'ordine, con la promessa di contribuire a diffondere un rapporto dettagliato degli incidenti di cui i giornalisti sono stati testimoni.