Il capo dell'intelligence turca Ibrahim Kalin è arrivato in Qatar, inviato dal presidente Recep Tayyip Erdogan, per partecipare ai colloqui con Hamas sul piano Trump per porre fine alla guerra a Gaza. La pressione sull'organizzazione che governa la Striscia dal 2008 è fortissima. I media israeliani riferiscono di profonde divisioni all'interno del gruppo. A Gerusalemme il team negoziale potrebbe ricevere da un momento all'altro dal governo l'indicazione di partire per nuovi colloqui.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, riferiscono fonti ben informate, si aspetta che Ankara e Doha facciano la loro parte fino in fondo. Specie perché entrambi ospitano da anni la leadership politica di Hamas, con quel che ne consegue.
I paesi arabi e islamici ieri sera hanno rilasciato una dichiarazione congiunta accogliendo con favore gli sforzi dell'amministrazione americana per mettere la parola fine sul conflitto. Arabia Saudita, Giordania, Emirati Arabi Uniti, Indonesia, Pakistan, Turchia, Qatar ed Egitto si sono detti pronti a "cooperare positivamente" con gli USA.
Trump ha dato 3-4 giorni al gruppo islamista per accettare il piano di pace, in caso contrario "espierà all'inferno". Cioè: il premier israeliano Benyamin Netanyahu avrà l'appoggio americano se le cose andassero per il verso sbagliato e la guerra dovesse continuare per "distruggere Hamas".
Dal canto suo l'organizzazione ha fatto trapelare su Sky News Arabia di essere "vicino ad accettare il piano Trump. Ma ha chiesto una serie di chiarimenti sulle garanzie che la guerra non riprenderà dopo che Netanyahu avrà ricevuto gli ostaggi, sul calendario del ritiro dell'Idf, sulla portata del ritiro e sulle garanzie contro futuri attacchi ai leader del movimento all'estero". Un'altra fonte di Hamas ha dichiarato invece alla BBC che "un rifiuto è probabile".
Stamattina, neanche 12 ore dopo il discorso di Trump e Netanyahu alla Casa Bianca, in una dichiarazione ufficiale la presidenza dell'Autorità nazionale palestinese (ANP) ha definito il lavoro del presidente americano "sincero e determinato", impegnandosi ad attuare entro due anni - tra l'altro - lo sviluppo di programmi di studio in linea con gli standard dell'Unesco (con l'esclusione dai libri di testo di concetti antisemiti e che inneggiano alla distruzione di Israele) e l'abolizione di leggi in base alle quali vengono erogati pagamenti alle famiglie di detenuti palestinesi e terroristi arrestati o condannati. "Affermiamo la disponibilità a collaborare con gli Stati Uniti e tutte le parti per raggiungere la pace", si legge nella dichiarazione a nome dello "Stato di Palestina".
Tuttavia nel documento reso noto dalla Casa Bianca uno specifico riferimento alla nascita dello Stato palestinese non c'è. Mentre il testo indica il futuro di Gaza contenuto in "un piano economico di sviluppo per ricostruire e rilanciare la Striscia che sarà creato convocando un gruppo di esperti che hanno contribuito alla nascita di alcune delle moderne città-miracolo del Medio Oriente".
In conferenza stampa Trump ieri sera ha sottolineato che Netanyahu rimane "fermo nella sua opposizione a uno Stato di Palestina", "lui è un guerriero ma "capisce che è tempo di mettere fine alla guerra a Gaza". "Bibi", infatti, pur nella piena armonia con il presidente americano (a dispetto degli analisti che da mesi narrano di "rapporti tesi" tra i due), deve tenersi in equilibrio con il suo governo, specie con i due ministri messianici Itamar Ben Gvir e Bezalel Smotrich (soprattutto quest'ultimo) che già paventano di far crollare l'esecutivo.
In un lungo post sulle reti sociali, Smotrich ha definito un "clamoroso fallimento diplomatico" il piano di pace a guida statunitense. Pur non arrivando a dire apertamente che il suo partito cercherà di far cadere Netanyahu. Il messaggio su X del resto è uno dei pochi commenti critici nel folto coro di elogi sia in Israele che all'estero per il progetto del presidente americano, accettato dal primo ministro. Che ha incassato anche un ritiro graduale dell'esercito dalla Striscia, con tempi non specificati.
Non solo: in un video pubblicato su Telegram, Netanyahu ha dichiarato che le "truppe resteranno nella maggior parte della Striscia". "Ora il mondo intero, compreso quello arabo e musulmano, sta facendo pressione su Hamas affinché accetti i termini che abbiamo creato insieme a Trump, per riportare indietro tutti gli ostaggi, vivi e morti. Chi ci avrebbe mai creduto?", ha detto in ebraico.
In serata migliaia di persone sono nuovamente scese in piazza a Tel Aviv per chiedere la fine della guerra e il ritorno degli ostaggi.