Il sollievo dei vertici Ue, il plauso dei principali leader europei, il silenzio di Viktor Orban e Robert Fico. Basta questo insieme di indizi a testimoniare come le elezioni parlamentari in Moldavia siano andate ben oltre i confini della piccola repubblica ex sovietica. A Chisinau nella terra di mezzo tra l'Ue e la Russia, alla fine hanno vinto con nettezza le istanze di chi vuole la Moldavia nell'alveo dell'Europa. Dal risultato delle elezioni arriva "un mandato forte per l'adesione", ha rilevato la presidente Maia Sandu, leader del Partito d'azione e solidarietà (Pas) e riferimento degli europeisti.
La vittoria del blocco filo-Ue - andato oltre il 50% - è stata così netta che l'annunciata protesta di piazza dei filo-russi ha avuto un'eco marginale. Il leader del Blocco patriottico, Igor Dodon, è sceso in piazza nella capitale per insinuare dubbi sulla legittimità del voto. "Non ci arrendiamo, ieri sono state registrate centinaia di violazioni", ha sottolineato l'ex presidente moldavo, finito da tempo nell'orbita del Cremlino.
La delegazione di osservatori dell'Osce, in realtà, ha affermato il contrario. L'integrità democratica delle elezioni, secondo l'Organizzazione, è stata mantenuta nonostante la massiccia ingerenza della Russia. Un'azione dispendiosa - pari a circa l'1% del Pil del Paese - che si è sviluppata dai "finanziamenti illeciti incanalati attraverso reti oscure a incessanti campagne di disinformazione che erodono la fiducia del pubblico, fino a sfacciati incidenti di sicurezza informatica progettati per seminare il caos". "Ma non ci siamo lasciati comprare, intimidire o spaventare", ha sottolineato con orgoglio Sandu, con la quale si è affrettato a congratularsi Viktor Zelensky. "Mosca non è riuscita a destabilizzare la Moldavia", ha esultato il leader ucraino.
Il referendum dell'ottobre del 2024, con l'inserimento in Costituzione dell'obiettivo dell'ingresso nell'Unione, era passato per poche migliaia di voti. Questa volta la vittoria è stata netta. E evidente è stato il sollievo dell'Ue. "Moldavia, ci sei riuscita di nuovo. Hai fatto una scelta chiara: Europa, democrazia e libertà. La nostra porta è aperta. E saremo al tuo fianco in ogni fase del cammino. Il futuro è tuo", ha scritto su X Ursula von der Leyen.
Dello stesso tenore i messaggi arrivati dal presidente del Consiglio europeo Antonio Costa e dalla numero uno dell'Eurocamera Roberta Metsola. Emmanuel Macron, Donald Tusk e Frioedrich Merz hanno tutti sottolineato come a Chisinau è stato dimostrato che la propaganda russa si può sconfiggere. Non era scontato e, già il prossimo weekend, in Repubblica Ceca, gli anti-Ue potrebbero tornare ad alzare la testa con la possibile vittoria elettorale di Andrej Babis.
Chisinau ha chiamato, ora Bruxelles deve rispondere. Il percorso di adesione di Ucraina e Moldavia sta arrivando al dunque. La Commissione dovrà vedersela con il veto dell'Ungheria. Il disaccoppiamento dell'iter di ingresso dei due Paesi viene comunque escluso. Costa porterà il dossier al vertice di Copenaghen, con un'ipotesi che sta emergendo: quella di superare l'unanimità teoricamente necessaria nell'apertura del Cluster 1, il più importante prima del negoziato di adesione vero e proprio. Nei palazzi europei sono persuasi che l'idea è giusta ma resta di difficile applicazione. E ha, come effetto collaterale, quello di perdere per strada l'Ungheria (e forse la Slovacchia). Il suo placet, per sì finale all'adesione, resta comunque necessario.