Estero

Il piano Trump, 21 punti per riportare la pace a Gaza

27 settembre 2025
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Donald Trump non rinuncia al ruolo di attore per una "pace permanente e duratura" in Medio Oriente e presenta ai partner arabi un piano dettagliato su Gaza per porre fine a due anni di ostilità post 7 ottobre. Tra i 21 punti c'è prima di tutto il rilascio di tutti gli ostaggi e l'avvio del ritiro dell'Idf, poi aiuti illimitati ai civili ed un governo temporaneo senza Hamas, che verrebbe disarmato.

È una road map all'insegna del pragmatismo, che fa solo un vago accenno ad uno Stato palestinese con l'obiettivo di vincere le resistenze di Benjamin Netanyahu, atteso lunedì alla Casa Bianca. La fazione islamica, secondo i media israeliani, avrebbe dato un ok "di principio" agli Usa, ma non è chiaro se i suoi negoziatori abbiano già ricevuto le carte da esaminare.

"Siamo molto vicini ad un accordo", ha annunciato Trump dopo aver illustrato i dettagli del suo piano per Gaza ai leader arabi (dal Qatar all'Arabia Saudita, dall'Egitto alla Turchia), a margine dell'Assemblea generale dell'Onu. La priorità è il ritorno a casa degli ostaggi, sia i circa 20 ancora vivi che i corpi dei caduti. Hamas dovrà rilasciarli in un'unica soluzione 48 ore dopo l'accordo con Israele, che in cambio interromperà le operazioni militari iniziando a ritirarsi. Ai residenti arriveranno finalmente aiuti umanitari massicci, di nuovo distribuiti da Nazioni Unite e Mezzaluna Rossa e non più dalla controversa Ghf.

Per Hamas Trump pensa ad una soluzione di compromesso: disarmo totale e nessun futuro nel governo della Striscia, in cambio dell'amnistia per i militanti e dell'esilio per i leader. L'enclave sarà gestita da un governo ad interim composto da tecnocrati palestinesi e supervisionato da un ente internazionale approvato da Usa, arabi ed europei, che resterà in carica fino a che l'Anp non completerà il suo programma di riforme. Un altro punto qualificante in favore degli arabi è il no Usa all'annessione della Cisgiordania da parte di Israele. Di Stato palestinese invece si parla solo come appendice: se tutto a Gaza andrà come da programma, "potrebbero esserci le condizioni per un percorso credibile" in quella direzione.

Secondo Trump il governo israeliano è già "stato informato a tutti i livelli" del negoziato, ma servirà scalare il muro issato da Netanyahu nel suo intervento all'Onu. A New York il premier ha promesso di continuare la guerra fino alla distruzione del nemico ed ha ribadito che non permetterà mai la nascita di uno "Stato terrorista" ai confini, tanto più che l'attuale establishment palestinese moderato, che fa capo ad Abu Mazen, non è considerato un interlocutore credibile.

A soffiare sul fuoco dell'oltranzismo ci sono poi i ministri di ultradestra, che vogliono il "Grande Israele, dal fiume al mare". Come Itamar Ben Gvir, che avverte il premier: "Non ha il mandato per porre fine alla guerra senza la sconfitta di Hamas". A spingere per un cessate il fuoco resta invece l'imponente movimento organizzato dalle famiglie degli ostaggi: "Se Netanyahu non torna dagli Usa con un accordo lo aspetta un inferno indescrivibile", ha avvertito Einav Zangauker, che aspetta il ritorno del figlio Natan.

Quanto ad Hamas, Haaretz ha affermato che avrebbe accettato "in linea di principio" alla road map americana. Alcune ore dopo tuttavia fonti del movimento hanno fatto sapere al media qatariota al Araby di "non aver ancora ricevuto il piano Trump". È verosimile che saranno le autorità proprio del Qatar a mettersi in comunicazione con quel che resta del team negoziale di Hamas a Doha scampato ai raid israeliani.

Nel frattempo la campagna dell'Idf sul terreno continua senza sosta. Secondo l'esercito 750'000 persone hanno lasciato Gaza City da quando hanno ricevuto l'ordine di evacuazione all'inizio di questo mese, mentre tre divisioni estendono il loro controllo sulla più grande area urbana del territorio nel tentativo di smantellare le roccaforti di Hamas. Almeno 66 i morti in tutta la Striscia, dall'alba di oggi, secondo fonti mediche citate da Al Jazeera. Tra loro anche un giornalista.